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Esempio di aspetto di una sezione blog (sezione FAQ)
la visione di Dio da parte di 15 saggi liberati PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 07 Gennaio 2011 09:32

I – Swami Sri Yukteswar - Il Padre Eterno, lo Spirito, Dio, è la sola sostanza reale, è eterno, assoluto, senza inizio né fine. E’ l’Essere unico e indivisibile. In Esso è l’origine di tutta la conoscenza, di tutto l’amore; l’origine di tutto il potere e di tutta la gioia. (La Scienza Sacra)

II – Paramahansa Yogananda - Dio è al di là della comprensione della mente e dell’intelletto. L’incommensurabile senza origine è Dio. Onnipresente nei tratti più remoti dello spazio, Egli è nelle stelle lontane, e in voi, e in me; ed Egli è cosciente, in ogni istante, di ogni luogo in cui Egli è. Dio non è la mente,: Egli l’ha creata ed è al di là di essa, Dio è la Divina Coscienza, la Divina Gioia, la Divina Esistenza. (L’Eterna Ricerca dell’Uomo)

III – Sri Nisargadatta Maharaj - Nel Suo stato di perfezione, di totale Consapevolezza è consapevole della sua consapevolezza. Poi la pura coscienza vibra nel Om, e la creazione sogno comincia. E’ conscio di essere ed esulta in questa esistenza. Immerso nell’amore dell’Io Sono esprime se stesso nella dualità. Nello spazio-tempo si manifesta come fenomeno, creando milioni di forme, soffiando in essi la forza vitale e l’onnipervadente immanente coscienza. Attraverso queste forme, in gioioso amore di sé, la coscienza funziona come pura Consapevolezza. (Nessuno Nasce, Nessuno Muore)

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 19 Gennaio 2011 11:06
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Paramahansa Yogananda PDF Stampa E-mail

La più meravigliosa storia d’amore che potete vivere è quella con Dio…E’ Lui l’innamorato e le nostre anime sono l’amata, e quando l’anima incontra il più grande Innamorato dell’universo, ha inizio una storia d’amore infinita.

Paramahansa Yogananda


Tutta la vita di Yogananda è incentrata sulla sua esperienza personale dell’amore per Dio e della saggezza di Dio, e su come sia possibile scoprire nella propria esistenza la presenza divina che tutto appaga. Egli costituisce un esempio di bhakti yoga, lo yoga devozionale, ed è considerato un Premavatar, l’incarnazione dell’amore.

Paramhansa Yogananda nacque a Gorakhpur, in India, il 5 gennaio 1893, con il nome di Mukunda ed ebbe un’infanzia incredibilmente straordinaria, caratterizzata da segni evidenti che preannunciavano un destino divino. Fin da bambino infatti, egli iniziò ad avere reminiscenze riguardo le sue vite precedenti, visioni spirituali e intuizioni metafisiche sulla vera essenza dell’uomo e sull’infinito potere delle parole e dei suoni.

Il grande Maestro Lahiri Mahasaya, discepolo di Babaji e Guru dei suoi genitori e di Sri Yukteswar (futuro Maestro di Yogananda), predisse a sua madre che sarebbe stato un grande yogi, “il motore spirituale che avrebbe condotto molte anime verso il regno di Dio”. Tutta la sua vita infatti sarà votata alla rinuncia delle cose del mondo e alla ricerca del divino attraverso la scienza dello Yoga, e contraddistinta da un unico desiderio: risvegliare l’uomo dal suo doloroso sogno di un’esistenza separata da Dio.

Durante il periodo che precedette l’entrata del Maestro Sri Yukteswar nella sua vita, Yogananda incontrò diversi saggi, i cui insegnamenti si fissarono in maniera indelebile sul suo animo sensibile. Egli comprese presto che solo abbandonando la presunzione intellettuale e sconfiggendo l’ego è possibile avvicinarsi alla verità e abbracciare Dio; che v’è una predominanza e un condizionamento della mente sul corpo per cui ogni fragilità ha un’origine mentale ma il corpo, schiavo delle abitudini, ostacola la mente; che i veri rinunciatari non sono coloro che abbandonano le ricchezze e i piaceri materiali per cercare Dio e la saggezza, ma coloro che cedono l’incommensurabile bene divino per una “misera manciata di balocchi terreni”; che la natura di Dio è estasi.

Quando incontrò per la prima volta Yukteswar ebbe la netta sensazione di conoscerlo da sempre e la consapevolezza che lo avrebbe condotto a Dio. Il guru pretese dal suo discepolo devozione completa e assoluta obbedienza ai severi insegnamenti. Yogananda venne iniziato al Kriya Yoga, dopo essere entrato nell’ashram ed essersi iscritto allo Scottish Church College di Calcutta, dove proseguì gli studi.

Grazie al suo Maestro, egli visse la sua prima ineffabile esperienza di coscienza cosmica, che descrisse con grande emozione nella sua celebre “Autobiografia di uno yogi”, ed è sempre grazie a lui e ai suoi poteri divini che guarì dal colera asiatico, salvandosi quindi da una morte sicura.

Dopo aver conseguito la laurea, diventò monaco dell’ordine degli Swami, dopo vari dinieghi da parte di Sri Yukteswar che intendeva mettere alla prova la serietà della sua vocazione. Gli venne assegnato appunto il nome di Yogananda, che significa letteralmente: beatitudine (ananda) attraverso la divina unione (yoga). L’ordine monastico degli Swami, onorato in India da tempi antichissimi e riorganizzato nel IX sec. da Shankaracharya, prevedeva l’iniziazione impartita da altri Swami e il rispetto dei voti di povertà, castità e obbedienza all’autorità spirituale, analogamente agli ordini monastici cattolici. L’ideale consisteva nel servire con abnegazione tutta l’umanità rinunciando ai propri bisogni o ambizioni; lo scopo era l’unione assoluta con lo Spirito.

Uno Swami però non è sempre uno yogi: lo yogi è colui che pratica una tecnica scientifica per congiungersi a Dio. Lo Yoga è considerato da Yogananda come un metodo scientifico, in quanto offre la possibilità di esperienze verificabili. E’ il sistema per contenere la naturale turbolenza dei pensieri dell’uomo che ostacolano la scoperta della propria natura spirituale, è la scienza sacra che permette di conoscere le leggi sottili che governano i piani spirituali, normalmente inaccessibili, e i domini interiori della coscienza. Yogananda afferma che lo Yoga permette di sottrarsi alle leggi naturali svincolando l’anima dal corpo, prolungando la vita ed espandendo la coscienza all’infinito. Per mezzo dello Yoga ciascun individuo può recuperare l’autentico rapporto con la natura e risvegliare in sé il riverente rispetto per ogni fenomeno; esso ridesta inoltre nell’uomo la coscienza di una beatitudine superiore e aiuta a scoprire la piena divinità di se stessi. Yogananda sostiene che l’idea che lo Yoga sia una disciplina esclusivamente orientale e “inadatta agli occidentali” è assolutamente falsa. Tra l’altro, si deve a Lahiri Mahasaya l’eliminazione dell’errata convinzione che lo Yoga sia una pratica misteriosa, per pochi eletti.

Nel 1918 Yogananda fondò una scuola di Yoga a Ranchi, la Yoga Satsanga Brahmacharya. Essa sarà la Casa-Madre da cui dipenderanno tutte le altre scuole aperte successivamente a Midnapore, a Lakshmanpur e a Puri. Quando nel 1920 venne ritenuto pronto per cominciare a diffondere nel mondo la scienza yoga, il Mahavatar Babaji gli rivelò quale sarebbe stata la sua missione divina: “Tu sei colui che ho scelto per diffondere il messaggio del Kriya Yoga in Occidente”.

D’ora in poi l’intero pensiero e l’intera attività di Yogananda saranno dominati da un ideale: la possibilità di un’evoluzione spirituale dell’intera umanità, in cui giocherà un ruolo fondamentale l’interscambio tra oriente e occidente che, riunificati dall’unico legame eterno ed universale, cioè quello spirituale, potranno assimilare le reciproche virtù e raggiungere l’armonia..

Yogananda vivrà in America per il resto della sua vita. Per più di un decennio la percorse parlando quasi ogni giorno a un folto pubblico in tutte le maggiori città. Raramente preparava le sue conferenze, molto spesso, mentre si trovava in viaggio chiedeva ai propri collaboratori: “Qual è il tema della mia conferenza di oggi?”. Dunque, si concentrava sull’argomento e, una volta giunto a destinazione, ne parlava seguendo un’interiore ispirazione divina. Altre volte, incurante dell’argomento stabilito, esprimeva le verità che in quel momento assorbivano la sua coscienza, oppure mentre parlava dimenticava l’auditorio e si rivolgeva direttamente a Dio, la sua mente si univa alla Coscienza divina e descriveva la verità che percepiva interiormente..

Con la sua naturalezza e umiltà, durante gli incontri riusciva a mettere a proprio agio tutti i presenti, e ciascuno sentiva che le sue parole erano dirette personalmente a lui. Aveva uno spiccato senso dell’umorismo e con certe frasi appropriate, gesti o particolari espressioni del viso, sapeva suscitare calorose risate al momento giusto.

Il 28 gennaio 1925 il Los Angeles Times scriveva: “Il Philarmonic Auditorium presenta l’inaudito spettacolo di migliaia di persone…rimandate indietro un’ora prima che avesse inizio la conferenza perché i 3000 posti della sala erano già stati occupati. L’attrazione è rappresentata dallo Swami Yogananda, un indù che sta invadendo gli Stati Uniti per portarvi Dio…”.

Nel 1925 Yogananda istituì a Los Angeles la Casa-Madre della Self-Realization Fellowship. Alla fine degli anni ’30 cominciò ad abbandonare gradualmente la sua attività di conferenziere. “Non mi interessano più le folle”, disse “ma le anime che vogliono conoscere Dio seriamente”.

Durante la sua vita Yogananda ebbe incontri importanti con molte personalità spirituali, tra cui il Mahatma Gandhi (che chiese di essere iniziato al Kriya Yoga), Ramana Maharishi, Ma Anandamoy, Therese Neumann ecc. Inoltre fu testimone di un evento eccezionale: ebbe la grazia di assistere alla resurrezione del suo Maestro Sri Yukteswar, che gli fece delle rivelazioni straordinarie riguardo l’esistenza dei mondi astrale e causale e le leggi del karma, affinché le divulgasse infondendo una nuova e più forte speranza negli uomini, purtroppo “folli d’infelicità e di paura della morte”.

La resurrezione di Yukteswar costituisce la prova di come la vita e la morte non siano altro che mere relatività del pensiero. Yogananda non farà che ribadire che tutto ciò che accade nel mondo è solo una scena nella scena, ogni dramma o tragedia non ha nulla di reale, si svolge come in una pellicola cinematografica. Tutto fa parte del sogno cosmico di Dio, l’intera creazione non è altro che una condensazione di sogno dei pensieri di Dio.

Il 7 marzo 1952, alla fine di un discorso, Yogananda entrò nel mahasamadhi, l’uscita cosciente dal corpo fisico di uno yogi evoluto, così come aveva predetto: “Non morirò nel mio letto, ma in piedi, parlando di Dio e dell’India”. Abbandonò il piano fisico così come era vissuto, esortando gli uomini a conoscere Dio.


Nelsi Zavarelli


 
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Sono rari gli esseri che hanno raggiunto lo stato eccezionale di liberazione in vita (JIVANMUKTI). Uno di questi realizzati è vissuto nel Nord dello Sri Lanka per oltre 90 anni ed è conosciuto con il nome di Yoga Swami.

Egli ricevette presto la sua istruzione in una scuola missionaria cristiana ed acquisì una buona conoscenza dell’inglese. Dopo gli studi lavorò per qualche anno come magazziniere nel Dipartimento di irrigazione, a circa 40 miglia a sud di Jaffna. Durante quel periodo incontrò il suo Guru: Chellappa Swami. Yoga Swami abbandonò subito il proprio lavoro e tutto il resto per seguirlo.

Chellappa Swami era davvero particolare. Non faceva nulla, ma vagava come gli piaceva, vestito di stracci e chiedendo l’elemosina. La maggior parte della gente pensava che fosse pazzo, perché spesso gettava pietre e insultava coloro che cercavano di avvicinarlo. Solo pochi esseri ebbero la purezza della mente e del cuore e la comprensione per percepire la sua vera grandezza, e scoprire la ricchezza illimitata che era in suo potere elargire. Yoga Swami fu uno dei pochi fortunati. Spesso fu messo a dura prova e cacciato via dal Maestro, ma resistette a tutto grazie alla sua sete di verità.

Sembra che Yoga Swami sia rimasto col suo Guru solo per pochi anni. Ad un certo punto, quest’ultimo lo mandò via dicendogli: “Stai sulle tue gambe!” Si racconta anche che quando si recò a fargli visita nelle ultime fasi della sua malattia, Chellappa Swami non gli permise di entrare nella capanna in cui si trovava, ma dall’interno gridò “Resta fuori e guarda!”

Negli anni successivi e immediatamente precedenti all’entrata del suo Guru nel Mahasamadhi, visse sotto un albero a Columbuthurai, vicino alla città di Jaffna. In questo periodo sembra che abbia praticato severe austerità e seguito nel comportamento esteriore l’esempio del Maestro, scacciando coloro che cercavano di avvicinarsi a lui.

Man mano che sempre più devoti gli si radunavano intorno, moderò il suo atteggiamento austero, e si lasciò convincere ad occupare una piccola capanna nel giardino di una casa vicino all’albero sotto il quale aveva vissuto. Vi rimase per il resto della sua vita. I devoti andavano lì a trovarlo per essere aiutati nei loro problemi, di solito al mattino presto e alla sera.

Dato che la maggior parte dei suoi seguaci era indù, i suoi insegnamenti erano espressi soprattutto in indù, ma egli era al di sopra di ogni distinzione religiosa. Buddisti, cristiani, musulmani e agnostici andavano da lui per un aiuto e una guida, poiché egli aveva raggiunto le vette in cui le filosofie e le religioni non erano che semplici sentieri. Come un bravo dottore sapeva cos’era meglio per ciascuno dei suoi “pazienti” e modificava le sue “prescrizioni” a seconda dei casi. I suoi insegnamenti comprendevano tutti i sistemi yoga e nello stesso tempo si ponevano al di sopra di essi.

Quasi tutti i suoi devoti erano impiegati in varie occupazioni e, a parte qualche eccezione, raramente li consigliava di abbandonare il loro impiego. Spesso le persone andavano da lui dicendogli di voler rinunciare al proprio lavoro per poter dedicare più tempo alle pratiche spirituali, ma egli non li incoraggiava in questo, poiché riteneva che l’intera vita dell’uomo dovesse essere, di fatto, una pratica spirituale, e non ammetteva distinzioni nell’attività umana tra ciò che è sacro e ciò che non lo è. Alla maggior parte di quelli che lo visitavano, alla fine diceva: “Adesso va’ e fa’ il tuo lavoro”. Egli accordava una grande importanza al lavoro e al lavoro per amore del lavoro, ossia al Karma Yoga. Questo era, come la meditazione su Dio o su ciò che è Reale (Shiva Dhyana), una delle “medicine” che in un modo o nell’altro egli somministrava di frequente.

Non impartiva lezioni e non teneva classi. I suoi insegnamenti venivano dati spontaneamente a chiunque si recasse da lui nella sua capanna o a qualcuno che incontrava apparentemente per caso in un bazar o per le strade, oppure, se un devoto era abbastanza fortunato, Yoga Swami gli faceva una visita a sorpresa a casa sua. La maggior parte di ciò che diceva era destinato di solito ad un particolare individuo, sebbene tutti i presenti ne traessero naturalmente beneficio.

Egli cercava di portare i suoi seguaci alla comprensione che tutta la verità è al di sopra di tutte le forme. Durante la sua intera vita ha fatto di tutto, in modi diversi, per incoraggiare e riproporre la corretta osservanza delle pratiche tradizionali, e ogni sera, al crepuscolo, veniva acceso un lume nella sua capanna – a simboleggiare il fuoco sacro – e venivano cantati in sua presenza alcuni inni devozionali.

Nel 1935 sancì, su richiesta di alcuni suoi seguaci, l’istituzione di un posto nella città di Jaffna per potersi incontrare, e da ciò si sviluppò un centro dove praticare la meditazione, cantare inni devozionali, tenere lezioni di religione e di filosofia e, in generale, svolgere qualsiasi attività utile per la crescita spirituale.

Poiché i suoi seguaci diventavano sempre più numerosi, egli assegnava loro un compito da svolgere e li incoraggiava a tradurre in sanscrito o in inglese alcuni scritti che considerava importanti. Nel 1953 stabilì che dovevano realizzare mensilmente dei componimenti dedicati esclusivamente a temi religiosi, a cui diede il nome di Natchyntanai (Buoni pensieri).

Yoga Swami aveva la fama di essere un chiaroveggente. Inoltre, poteva scomparire da un luogo e riapparire in diversi luoghi contemporaneamente.

Uno dei suoi più intimi amici ha raccontato che tutto ciò che egli desiderava, immediatamente si concretizzava. Per esempio, una volta lo aveva accompagnato a fare una lunga passeggiata in un paese attraversato da molte distese di campi di riso. Yoga Swami, dopo aver sopportato la fame e la sete, aveva desiderato casualmente una vettura per poter tornare in città. Appena finito di esprimere quell’augurio, apparvero numerose automobili con i rispettivi conducenti, mandati appositamente ad assistere il sant’uomo. Yoga Swami sollevò le braccia ed esclamò: “E’ davvero pericoloso per me desiderare!”

In un’altra occasione, una folla lo attendeva alla stazione ferroviaria di Colombo per assistere alla sua partenza, cantando inni e offrendogli ghirlande di fiori. Poiché era in ritardo, un amico lo aveva avvertito di fare attenzione a non perdere il treno. “Non preoccuparti” aveva risposto Yoga Swami, “sicuramente il treno non potrà partire senza di me”. Quella sera ci furono problemi al motore e il treno non riuscì a partire all’ora stabilita. Dopo aver salutato tutti, Yoga Swami decise finalmente di salire sulla sua carrozza e il treno iniziò a muoversi.

Spesso adottava con le persone metodi poco ortodossi, che suscitavano critiche e incomprensioni e turbavano coloro che erano abituati a insegnanti più convenzionali. In questo senso ricordava i maestri Zen. Spesso provava a risvegliare le persone dal loro sonno psicologico sconvolgendole, per questo molti lo guardavano con un misto di venerazione, affetto e timore. Una volta, la moglie di un avvocato, donna devota che aveva la fama di essere molto religiosa, andò a trovarlo per avere una sua benedizione prima di intraprendere un lungo pellegrinaggio. Prostrandosi gli disse: “Swami, cerco la tua grazia, sto per andare a Kataragama . Yoga Swami la guardò per un attimo e poi le sussurrò all’orecchio. “Cosa, Kataragama? Solo i mascalzoni vanno a Kataragama!” La vecchia signora quasi svenne, e portandosi la mano alla bocca lo guardò sbigottita, senza capire che forse egli aveva visto attraverso il suo ego, oppure con quella frase le aveva trasmesso una profonda verità metafisica.

Yoga Swami ha abbandonato il piano fisico (nel mahasamadhi) nel marzo del 1964.

Alla maggior parte delle persone che lo hanno incontrato mentre era in vita ripeteva quattro frasi (Maha Vakyas):

  1. Tutto è stato perfezionato molto tempo fa.

  2. Non c’è niente di sbagliato in nulla.

  3. Non so niente.

  4. Tutto è verità.                                                                                                                                                                                                                                                                      Nelsi Zavarelli

 
Swami Vivekananda PDF Stampa E-mail

“Perfetto sin dalla nascita, egli non aveva bisogno di discipline spirituali per ottenere la Liberazione. Qualunque disciplina praticasse, era solo per rimuovere il velo che, in quel momento, nascondeva la sua vera natura divina e la sua missione nel mondo. Ancor prima di nascere, il Signore lo aveva scelto come Suo strumento per svolgere il suo compito nell'opera di redenzione spirituale dell'umanità.” In questi termini parla Swami Nikhilananda, redigendo la biografia di questo straordinario personaggio che aveva come destino quello di compiere un'opera ardita ed oltremodo complessa: creare un ponte fra l'Oriente e l'Occidente. Swami Vivekananda nacque a Calcutta il 12 gennaio del 1863, esattamente nel giorno in cui in India milioni di devoti offrono uno speciale tributo al Gange, saturando l'acqua del fiume sacro, la terra che attraversa, l'aria e lo spazio circostante di preghiere, adorazioni, musica e canti devozionali. La madre aveva un aspetto regale ed era una fervente devota, ed una notte sognò Shiva che benediceva la nascita di quel figlio. Il padre era un avvocato dalla mente aperta, amante della letteratura e dei libri illuminati.

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Swami Shivananda PDF Stampa E-mail

La voce dell’eterno parla nel profondo del tuo cuore. Risvegliati! Tu sei lo Spirito Immortale sempre Beato. TAT-TWAM-ASI.”

La storia ha visto succedersi, santi e profeti che hanno praticato e insegnato vari metodi per accostarsi alla Meta Suprema della Realizzazione Spirituale. Uno di essi è stato indubbiamente Swami Shivananda, che può essere considerato il profeta di quello che egli stesso definì “Lo Yoga Integrale”, nel quale seppe coniugare il meglio di tutti gli insegnamenti. Egli asseriva infatti l’importanza di una sintesi tra le varie forme di Yoga e della loro costante applicazione nella vita quotidiana: “ Non è sufficiente praticare un solo tipo di disciplina spirituale, quantunque bene ti sforzi di farlo: ogni aspirante dovrebbe incorporare nel suo programma spirituale tutte le tecniche di tutti gli yoga o modi di accostarsi a Dio”.

Shivananda nacque a Pattamadai, nel Tamil Nadu, nel 1887. Suo padre, Sri Vengu Iyer, uomo devoto e conoscitore dei testi sacri indù, era discendente di Sri Appaya Dikshitar, un grande santo vissuto in India nel XVII sec.

 

Studiò presso il Tanjore Medical Instutute, dove si laureò in medicina. Si spostò in seguito in Malesia e vi lavorò come medico, ma nel 1923 iniziò il suo pellegrinaggio spirituale che lo condusse ad abbandonare la sua professione e ad abbracciare la vita di un mendicante alla ricerca della verità.

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