Bhakti Yoga (III)

17202886_1248264618543926_3582315612702042606_nBHAKTI YOGA (III° articolo)

Il divino si rivela al cuore amorevole (Osho)

Nel suo saggio “le tre vie”, Elemire Zolla dedica un capitolo alla via del sentimento, la “via del cuore”, la pura devozione, nota come bhaktimarga o Bhakti yoga: le origini di questa via sono da ritrovarsi nel Rgveda (una delle quattro unità degli antichi Veda), che attribuisce ad ogni dio una porzione (bhakta) dell’energia cosmica che è largita poi dal dio al devoto, il quale con gli strumenti rituali, le offerte, diviene caro (priya) agli dei e instaura con loro l’amicizia.

La bhaktimarga nasce quindi dall’amore che pervadeva l’esecutore dei riti vedici.

Nell’odierna e attuale concezione della bhakti, questa “via” si incarna principalmente nell’amore (inteso come amore verso Dio in cui l’amante si annulla totalmente nell’Amato), nell’umiltà e nel pensiero che il devoto rivolge costantemente verso Dio.

Ma chi è il devoto? E quali sono le sue caratteristiche?

Nella Bhagavad-gita se ne dà una illuminante definizione:

  • Colui che non è ostile ad alcuna creatura, che è capace di amorevolezza e di compassione, che è libero dall’egoismo, equanime nella gioia e nel dolore, tollerante, soddisfatto, risoluto, equilibrato, con la mente e l’intelletto rivolti a me in pace con me, che mi è devoto, questi mi è caro.

  • Colui che non disturba il mondo e non può essere disturbato dal mondo, colui che è libero da gioia, dolore, paura, ansia, questi mi è caro.

  • Colui che è libero da aspettative, che è puro, pronto, calmo, indifferente, che ha rinunciato alle azioni interessate, questi mi è caro.

  • Colui che non esulta e non odia, non si rattrista, non ha aspettative, che non ha desideri; colui che è pieno di devozione questi mi è caro.

E si legge ancora: “Soltanto col servizio devozionale è possibile conoscere Me, il Signore Supremo, che cosa e Chi sono Io. E colui che diviene pienamente cosciente di Me grazie a questa devozione, entra rapidamente in Dio”.

Rivolgere quindi il proprio amore a Dio significa pensare Dio; assumersi il compito di seguire questa “via” significa farlo costantemente, significa “annullarsi” letteralmente in Lui, accettare di non esistere al di fuori di Lui, di non essere nulla senza di Lui e di lasciarsi “bruciare” dal Suo amore. Significa avere una fede salda e incrollabile.

In questo modo questa via, che può sembrare a primo impatto la più “semplice”, rivela come l’uomo non abbia altra strada per elevarsi se non quella di trascendere il proprio ego attraverso il pensiero costante rivolto a Lui.

L’apprendimento del servizio di devozione (bhakti) consiste nell’imparare come impiegare la mente e i sensi per servire il Signore in maniera concreta (come dice Osho, “scendere dalla testa al cuore”), ed è in tal senso che tale “via” si diversifica dalle altre.

La Bhakti, infatti, è uno dei tre sentieri esposti negli Yoga Sutra di Patanjali.

Essi rappresentano le “mappe” che permettono all’aspirante di raggiungere la liberazione (moksha). Analizziamoli brevemente per comprenderne le principali differenze:

  • Nello jnana yoga, o via della conoscenza, lo yogi cerca di staccare i propri sensi da ogni piacere materiale coltivando la conoscenza di Brahman e riconoscendo in esso il proprio Sé divino, quindi non staccato da sé.

  • I karma-yogi cercano Dio attraverso l’azione incondizionata, dalla più semplice e quotidiana a quelle più importanti, e il sacrificio di sé con distacco e umile adesione al proprio dovere universale: in tal senso non viene generato Karma dato che si diventa strumenti di Dio, l’unico e vero autore delle azioni.

  • Nel bhakti yoga, invece, ogni senso è posto al servizio del Signore.

Ed è così che la preghiera, l’adorazione (bhajan), il ricordo di Dio (smaranam), il canto (kirtanam) e il sottomettersi al Suo volere (atma-nivedanam) divengono mezzi tangibili per stabilire una relazione immediata con Dio.

E’ con la pratica costante (o sacrificio, sacer + facere, “rendere sacro”) che i sentimenti egotici ed egoistici del devoto si purificano e agiscono per la soddisfazione del Signore.

Canale privilegiato per giungere a Dio è la figura del Maestro. E’ proprio affidandosi al Maestro che ci si apre a dimensioni superiori, perché egli con il suo amore incondizionato ci guida ad annullare sempre più “l’io”, ci libera dalle nostre catene interiori, ci insegna ad avere il coraggio di amare, di perdonarsi e accettarsi.

Importante è sviluppare umiltà, avere la volontà di imparare e la forza di andare oltre le solite tendenze egotiche che ci vogliono far aver sempre ragione.

Fondamentale è avere quindi un’apertura verso il Maestro ed essere pronti ad accettare le sue correzioni in ogni momento, anche se risultano scomode (soprattutto se risultano scomode), avendo totale fiducia in ciò che ci dice perché il suo unico obiettivo è la nostra evoluzione.

Una vera guida spirituale è il peggior nemico del nostro ego, ma il miglior amico del nostro vero Sé.

Dobbiamo quindi svuotarci delle nostre corazze in modo che il Maestro permetta al divino di colmarci della sua grazia.

Non si può comprendere questa relazione a un livello mentale, ma solo ed esclusivamente a livello del cuore.

Si dice che quando l’allievo è pronto il Maestro arriva, e quando egli arriva è un’opportunità rara e preziosa.

“L’amore altruistico è uno dei modi più veloci per calmare i vortici egoistici del desiderio e sottrarre i sentimenti all’orbita dell’ego, per immergerli nel Flusso del Divino” (Yogananda).

Avere quindi la consapevolezza che la mano di Dio agisce continuamente nella nostra vita significa essere grati di tutto ciò che ci accade, significa apprezzare e riconoscere ogni singolo evento come giusto, anche quando ci sembra difficile e complesso, anche quando non ne comprendiamo il senso: “Guardando la vita attraverso la lente della gratitudine, guarderemo al Signore in ogni pensiero; non dubiteremo, non temeremo”.

La gratitudine è quindi un atto di fede, un abbandonarsi con assoluta e sincera fiducia, accettando a cuore aperto e con pace il volere del Signore per reimmergersi in quel centro che è stato, è e sempre sarà il principio di ogni cosa.

“QUANDO IL CUORE È COLMO D’AMORE, IL MONDO È COLMO DI DIO” (Osho)

“Se la sola preghiera che dirai mai nella tua intera vita è “grazie”, quella sarà sufficiente” (Meister Eckart)

Insegnante Yoga Nicoletta Zilembo

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