Bhakti Yoga (VI)

Abbiamo già trattato in diversi articoli il tema del Bhakti Yoga, indagandolo attraverso diversi punti di vista. Ciononostante un lettore attento avrà sicuramente notato alcuni punti fondamentali, che tendono a tornare nei diversi articoli, affrontati però in maniera personale a seconda dei vissuti e del percorso personale di chi scrive.

Per come ho avuto modo di intenderlo, l’espressione Bhakti – come succede spesso per le parole dell’antica lingua sanscrita – indica qualcosa di complesso, non traducibile nella nostra lingua con un singolo termine. Indica un’insieme di devozione, fiducia, abbandono, amore incondizionato. Il Bhakti Yoga è quindi quella specifica via iniziatica che porta all’unione con il Divino attraverso questo sentimento totalizzante, questa fiducia e abbandono assoluti al Divino stesso.

Il mio maestro ripete spesso che il Bhakti Yoga è la via più veloce per raggiungere la liberazione, ma è anche la più difficile. Personalmente, per me, che pratico da qualche anno lo yoga e la meditazione, l’abbandono rappresenta ancora un grandissimo scoglio. 

Durante la meditazione, andando gradualmente in profondità, arriva quel momento in cui, spogliato delle mie maschere più evidenti, mi sento chiamato a fare un “salto nel vuoto” (non saprei descrivere la sensazione in maniera più accurata), e sono preso dal terrore…. ho paura di lasciarmi andare in quell’abisso…. sento che verrei distrutto…. ed in effetti è davvero così.

Il mio piccolo io ordinario, la bella immaginina che ho di me, che mi sono costruito a fatica in questi 29 anni di vita, per affrontare il mondo, per difendermi da esso, per risultare gradevole al prossimo, che io mi costringo ad impersonare giorno dopo giorno tradendo continuamente la mia vera, profonda essenza, questa verrebbe distrutta.

Tutti i testi tradizionali, così come le piccole esperienza che ho avuto la grazia di vivere (perché di Grazia si tratta) mi raccontano però una Lieta Novella.

Quando abbandono questa pretesa di controllo, di credere di sapere chi sono, questa illusione di decidere IO chi sia, quando mi apro a questo spazio infinitamente più grande del mio piccolo ego e mi perdo in esso, non vengo affatto annullato bensì ricevo una beatitudine, una calma, una gioia che non dipendono da condizioni esterne, e questo stato stesso mi insegna, è un Silenzio che parla e mi rivela chi sono.

Bisogna dire, però, che vivere questi stati (almeno per me) è qualcosa che non è affatto all’ordine del giorno, come ho scritto prima, sono momenti di Grazia. Pensare di abbandonarsi al Tutto, all’Assoluto, a Dio – chiamatelo come volete – è un atto difficile da compiere, impossibile da realizzare così su due piedi, quasi per tutti ad eccezione di pochi santi.

I ghiacciai attorno al nostro cuore, che ci impediscono di amare noi stessi, il prossimo, figurarsi Dio!, si sono formati nel corso della nostra intera vita; anzi: provengono da un passato ben più remoto della nostra esistenza attuale! Scioglierli, riscaldare il nostro cuore, vincere la paura di amare non è qualcosa di facile, tanto meno di immediato. Ed è qui che diviene essenziale una relazione umana, speciale, che è quella con il maestro.

Aurobindo ne parla chiaramente: il guru è il nostro tramite per il Divino. Attraverso la cura, giorno dopo giorno, della nostra relazione con lui, cresce in noi, sboccia un sentimento nuovo, un amore per un padre, per una guida, che forse stavamo cercando da sempre. Impariamo finalmente ad abbandonarci ad un altro. Impariamo la fiducia nel lasciarsi guidare. È una grande scuola questa relazione, la più grande, è l’ insegnamento che si apprende nella carne, nella concretezza della propria vita, è qualcosa di molto reale, che non si può imparare sulle pagine di un libro, bisogna sporcarsi le mani; e come per tutte le cose vere, richiede tanto tempo e impegno.

È un duro colpo per il proprio ego decidere (perché di una scelta si tratta sempre, non c’è nulla di automatico) di sottomettere le proprie convinzioni alle indicazioni di un’altra persona, accogliere le sue correzioni, ma poi gradualmente, si inizia a sentire l’amore che cresce in questa relazione, un amore senza giudizio, puro, che promette di elevare entrambi ad un Amore più vasto.

Giorno dopo giorno scelgo nuovamente, non senza difficoltà, di seguire il mio maestro ed il suo insegnamento, grato per il suo amore ed il suo sostegno, per la sua guida ed il suo esempio, ma grato ancor di più proprio quando mi tocca sui nervi scoperti, quando mi aiuta a vedere quelle negatività, quei comportamenti distruttivi che proprio non vorrei affrontare, che mi impediscono di crescere come uomo e come anima. E la fiducia viene ripagata: faccio esperienza di sempre una maggiore liberazione, un granellino al giorno si sfalda sempre più questo castello di difese infantili e distorsioni che ho creato attorno al mio cuore.
Inizio a fidarmi della Vita, a sentire una Guida silenziosa, «un aiuto chiaro da un’invisibile carezza», imparo ad avere meno paura di abbandonarmi ad Essa.

So che con il mio maestro posso aprirmi e mostrarmi per quello che realmente sono, essere vulnerabile, certo che lui voglia nient’altro che il mio bene ed il mio progresso, come quelli dei miei fratelli, compagni in questa avventura spirituale.

Grazie, quindi, infinitamente….

Insegnante Yoga Davide Pavone

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