Paolo (I)

La relazione con gli altri è sempre stata per me la fonte maggiore d’interesse e l’ambito che sento più importante migliorare. Anche se le persone si presentano in maniera a volte molto diversa tra loro, in realtà non sono separate realmente, poiché fanno tutte parte dell’armonia divina universale in quanto manifestazioni specifiche di Dio.

Ho potuto constatare questa verità conoscendo il Maestro e le persone con cui ho condiviso e condivido tutt’ora esperienze di crescita spirituale. Attraverso queste esperienze a volte anche difficili, ho potuto osservare la bellezza in ogni persona, stimolati dagli impulsi amorevoli del Maestro e dall’ambiente favorevole del nostro centro di yoga. Ognuno in questo modo mi ha trasmesso una particolare qualità della realtà divina attraverso la sua personale espressività. Proprio perché ogni anima ha le sue specificità profonde e sottili, la sua peculiarità rimane molto difficile da percepire esternamente in tutte le sue sfumature. Così ho imparato molto dai miei compagni di viaggio che ogni volta mi hanno aiutato ad aggiungere nuove comprensioni e a migliorarmi veramente. Mi ricordo che quando frequentavo le medie e cominciavo ad uscire con gli amici da solo, ebbi il pensiero che ognuno può essere una fonte d’insegnamento se non abbiamo la presunzione di giudicarlo. È un grande sbaglio supporre di capire come è fatta una persona in base alla sua apparenza esteriore, ai suoi modi o dalle sue parole. Tuttavia, questa intuizione era solo il lontano bagliore di una luce che ancora oggi non si è completamente sbocciata dentro di me.

Ai tempi in cui ancora non conoscevo il Maestro c’era una persona in particolare con cui sperimentai il vero valore dell’amicizia e dell’altruismo disinteressato, in totale semplicità. Mentre lui era in piena espansione come individuo, io ero ancora un ragazzo di 18 anni pieno di dubbi (tra di noi passavano 11 anni). Nonostante questo però, non ho mai sentito il peso della differenza di età tra noi. Era impegnatissimo, ma nei brevi momenti in cui riusciva a condividere il suo tempo con le persone, la sua attenzione delicata verso i problemi degli altri, era sufficiente a farti sentire meglio. Questa qualità io ancora non ero in grado di esprimerla, la luce dell’empatia la intravedevo solo riconoscendola in qualcun altro, ma era ancora bloccata dentro di me. Questo è solo uno dei tanti esempi in cui riconoscendo le qualità degli altri ho capito di cosa avessi bisogno. Credo che se ora si sta aprendo qualcosa in me dopo tanti anni, è proprio grazie alle persone che non a caso la vita ha posto sul mio cammino.

Prima del mio arrivo nella scuola ero un ragazzo con l’idea del successo e della realizzazione personale. La sofferenza e la chiusura erano talmente profonde, che le avevo trasformate in caratteristiche personali, e ne andavo fiero, anche se in realtà mi sentivo incompreso e solo. Però mi identificavo con ciò che percepivo e quindi ero falsamente autentico. Puntavo a raggiungere grandi obiettivi soprattutto in ambito professionale. Lavoravo in uno studio di registrazione a tempo pieno ed era ciò che avevo deciso di fare anni prima andando a studiare all’estero. Rimasi due anni a lavorare come stagista, finché sfruttai un periodo di pausa per fare altre esperienze e frequentare senza problemi i corsi di Yoga, iniziati qualche mese prima.

In questo periodo feci il mio primo ritiro. Mi ricordo che intuì fin dall’inizio che sarebbe stato l’inizio di qualcosa di nuovo e importante. Infatti, fu particolarmente intenso e fuoriuscirono molte emozioni soppresse. Non conoscevo nessuno, l’unico riferimento era il Maestro che avevo conosciuto solo pochi mesi prima, durante una meditazione. Ero perciò aperto a qualsiasi avvenimento, con la curiosità e l’eccitazione dovute al contesto nuovo in cui mi trovavo. Il momento più forte avvenne dopo la visione di un film in cui piansi senza tregua perché mi resi conto che non davo abbastanza amore a chi mi amava, a causa dei miei interessi egoistici. Finito il ritiro però, pur tentando di rimediare ai miei sbagli, non riuscii a cambiare la situazione che in quel momento vivevo sentimentalmente. Fu comunque abbastanza intenso da spingermi a continuare i corsi di Yoga durante questo anno di pausa dal lavoro e da approfondire la conoscenza con il mio Maestro, il quale mi suggerì di far venire Alice ai corsi.

Si unì anche lei al sentiero e la mia crescita ebbe una grossa scossa, poiché da quel momento in poi anche il mio percorso spirituale si era connesso a lei. Mi ricordo una delle prime lezioni con il mio Maestro e Alice. Probabilmente avevo trovato qualche motivo per vittimizzarmi giustificando il mio poco apprezzamento per la vita con qualche idea illusoria (avevo appena detto, solo per una rivalsa egoica, che non sarei andato a un’escursione che la scuola avrebbe fatto, lasciando andare Alice da sola). Il Maestro mi disse che non dovevo chiudermi, che non dovevo giustificare la mia rabbia celandola dietro comportamenti da personaggio solitario e autodistruttivo. Saltai nel vuoto decidendo di andare all’escursione e provai ad aprirmi confrontandomi con una realtà sconosciuta, e fu molto doloroso. L’impatto che ricevette Alice fu molto diverso dal mio e ammirai la sua determinazione ed il suo entusiasmo di quel periodo. La sua attitudine mi era di aiuto, poiché a differenza di lei, io provavo un senso di sfiducia nel Maestro e verso tutto il contesto. Poco dopo ci lasciammo, certe cose irrisolte tra noi erano diventate inconciliabili, ma anche questa esperienza mi ha fatto crescere profondamente.

(Segue)

Insegnante Yoga Paolo Stefàno

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