Legge della Vibrazione

Niente è immobile, tutto è vibrazione che si manifesta in modi differenti.

La vibrazione spiega le differenze tra le diverse manifestazioni della materia, dei sentimenti, dei pensieri, etc. La scala evolutiva include gradazioni delle frequenze: da denso a solubile, arrivando fino all’aspetto più raffinato: la Coscienza Divina.

Quanto la vibrazione è più alta, tanto la manifestazione è più elevata. In realtà la materia è costituita di particelle energetiche che sono in costante movimento ed hanno un certo ritmo.

Pitagora diceva: “Il movimento è caratteristico di qualsiasi oggetto o essere. Anche ciò che sembra inerte come una pietra possiede una certa frequenza di vibrazioni”. Un oggetto che è sottoposto a vibrazione può sembrare del tutto immobile (per esempio: i raggi di una ruota in movimento sembrano formare un oggetto compatto, fisso). Perciò non dobbiamo lasciarci ingannare dalle apparenze, ma dobbiamo approfondire per poterci avvicinare alla realtà, scoprendo se un oggetto è grezzo, avente un frequenza vibratoria meno elevata, oppure no. (altro…)

Legge della Polarità

Il Divino è l’Unico, l’Essere Unitario che trascende ogni dualità. Egli è il Neutro, ovvero l’Equilibro dei Contrari.

Per poter creare il mondo, l’Infinito Unico si è polarizzato. Mantenendosi in stato di unità, la Divinità esce dallo stato trascendente neutro e manifesta Sé Stesso in due modi distinti, che sono stati denominati dalla saggezza cinese come Yin e Yang.

La saggezza indiana chiama questi principi divini (però ad un alto livello) Shakti e Shiva, la scienza spirituale dello Yoga li chiama invece Tha e Ha, la saggezza dei mistici occidentali li denomina Luna e

Sole, la scienza occidentale contemporanea fa riferimento al polo negativo ed al polo positivo dei fenomeni.

A prescindere dal nome e dal livello al quale ci riferiamo (planetario, galattico, molecolare, sub-atomico) questi due Principi Universali sono alla base dell’esistenza del Mondo. Di fatto tutti i fenomeni, gli eventi e gli esseri sono il prodotto della interazione permanente tra queste forze polari opposte e complementari. Pertanto lo studio del modo in cui interagiscono le polarità Yin e Yang conduce alla scoperta della verità del Mondo e del Divino. (altro…)

Legge della Causa e dell’Effetto

Non siamo puniti a causa delle nostre azioni, ma dalle nostre azioni.

Ogni causa ha il suo effetto ed ogni effetto che compare ha una propria causa che lo determina. Tutto accade in conformità alle Leggi Universali stabilite

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dal Divino. La “sorte”, il “caso”, sono soltanto i nomi che per ignoranza vengono attribuiti alla Legge della Necessità. Nessuno può sottrarsi alle Leggi Divine.Ogni pensiero, ogni parola, ogni azione positiva o, al contrario, negativa che noi realizziamo nel presente costituisce una causa che determinerà nel futuro, più prossimo o più lontano, effetti e conseguenze positivi o negativi. Questa è la Legge della Causa e dell’Effetto, nota in Oriente come la legge del Karma. In sanscrito la parola karma significa azione.

Qualsiasi pensiero, parola, sentimento, azione tornano come un boomerang presso colui che li ha determinati. La terza legge di Newton, la “legge dell’azione e della reazione”, afferma che ogni forza esercitata sopra un oggetto provoca una reazione di forza uguale e di senso contrario; questa è la trasposizione

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nel mondo fisico della Legge del Karma.

Legge del Karma

Il funzionamento perpetuo della Legge della Causa e dell’Effetto assicura l’equità e l’equilibrio dell’intero Universo. Solo il nostro modo limitato e parziale di giudicare, in sostanza non corretto, ci induce a credere che esista l’ingiustizia, la falsità, principalmente a causa della nostra visione del tempo, che consideriamo in maniera frammentaria e non come un continuum.

Guardiamo soltanto la nostra attuale vita, non comprendendo che è soltanto un frammento della nostra intera esistenza. Al fine di comprendere più in profondità ciò che accade nella nostra vita è importante non escludere la possibilità che la nostra vita non inizi al momento della nascita in questo mondo fisico e che non si concluda con la morte fisica. Prima di questa esistenza ne abbiamo avute altre, nelle quali abbiamo messo i semi dei frutti che raccogliamo nella presente. Se i semi sono stati positivi, godremo dei loro frutti; se, invece, i semi sono stati negativi, sopporteremo le conseguenze delle nostre parole, dei nostri pensieri e delle nostre azioni. Come avviene in agricoltura, se seminiamo erba cattiva non possiamo attenderci la crescita di fiori; ugualmente, se i semi posti dai nostri pensieri, parole ed azioni sono malvagi non potremo raccogliere i frutti dell’amore, dell’armonia, della comprensione e della salute. (altro…)

La dieta Ohsawa

Il regime Ohsawa n. 7

George Ohsawa (talvolta scritto Oshawa) è lo pseudonimo usato dal giapponese Nyoichi Sakurazawa per pubblicare i libri che hanno portato nel mondo occidentale la nozione di alimentazione zen macrobiotica, un’alimentazione attenta all’armonia e all’equilibrio tra alimenti yin e

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yang.
Ohsawa ha imparato queste nozioni in un monastero zen nel quale, grazie all’alimentazione rigorosamente studiata e calibrata, guarì dalla tubercolosi.
Ohsawa presenta sette tipi di regimi alimentari: a seconda che ci si debba curare oppure semplicemente mantenersi in salute.

Il regime numero sette è il più restrittivo: . Esso prevede che per la durata di dieci giorni si consumino esclusivamente cereali yang: grano, riso, grano saraceno e miglio in qualsiasi combinazione o proporzione si desideri, crudi o cotti, niente altro essendo ammesso, all’infuori di acqua e sale. Questo regime può essere ripetuto più volte (ogni volta per dieci Salva giorni), con una pausa da tre a cinque giorni tra l’uno e l’altro, pausa durante la quale si consumeranno alimenti preferibilmente yang, fino al raggiungimento del risultato voluto, ossia l’eliminazione definitiva della malattia, o disequilibrio energetico, con cui ci si confrontava. (altro…)

Il Tantrismo – Cenni storici e filosofici

Il TANTRISMO è un termine che designa un insieme di dottrine rituali, mitologiche, etiche, di carattere iniziatico-esoterico, che si sono sviluppate a partire dai secc. IV-V d.C. al di fuori dell’ortodossia brahmanica indiana. Esso deriva dal vocabolo sanscrito TANTRA (che significa letteralmente “trama”, “testo”), con il quale si indicano i testi canonici dello shivaismo, del vishnuismo e dello shaktismo.I TANTRA risultano nel complesso opere composite, in quanto comprendono anche elementi filosofici desunti dai sistemi induisti ortodossi, quali il Vedanta o il Samkhya, insieme alle teorie della disciplina Yoga. E’ difficile datare in maniera precisa i testi tantrici, infatti, già a partire dal V sec. d.C., è possibile riscontrare elementi tantrici in alcuni testi vishnuiti del PANCHARATRA, sebbene molto probabilmente i culti tantrici siano riconducibili ad un’epoca anteriore. E’ lecito dunque affermare che esiste una vera e propria continuità tra le Upanishad e il TANTRISMO.Generalmente il TANTRISMO è strettamente associato allo SHAKTISMO, essendo incentrato sul culto dellaShakti, che rappresenta l’aspetto femminile e dinamico della divinità, succedaneo dei culti della Grande Madre dell’epoca preistorica. (altro…)

Il digiuno

Il digiuno può essere considerato una scienza, un’arte ma soprattutto il modo più semplice per prevenire e curare ogni genere di malattia.

La condizione sine qua non per addentrarsi nell’affascinante esperienza del digiuno è essere informati sulla modalità, la durata ma soprattutto sul post-digiuno.

La pratica del digiuno affonda le sue radici nella più remota storia dell’uomo infatti la storia ebraica e cristiana è segnata da momenti cruciali contraddistinti dall’astensione dal cibo: così Mosé digiunò quaranta giorni prima di ricevere la Legge di Dio sul Sinai, lo stesso fece Gesù nel deserto dopo aver ricevuto il Battesimo. Anche nell’antico Egitto era consuetudine digiunare almeno tre giorni al mese, Pitagora asseriva che il digiuno risvegliava i processi mentali ed era solito digiunare per quaranta giorni, di Socrate e Platone si conoscono i digiuni di almeno dieci giorni, Plutarco sosteneva che era meglio di qualsiasi medicina e Ippocrate sconsigliava di mangiare durante i periodi di malattia, asserendo che così facendo “si nutriva il male”. Vista la pratica del digiuno nei tempi antichi si direbbe che l’astensione dal cibo sembra quasi essere un requisito fondamentale per raggiungere la purezza mentale, fisica e soprattutto quella dello spirito, peraltro necessaria per avvicinarsi ad uno stato di purezza interiore che permette di entrare in risonanza con gli aspetti più elevati della manifestazione. (altro…)