Calma interiore e controllo dell’ira

Pensavo che il solo fatto di avere ragione mi autorizzasse ad alzare la voce, ad imporre la mia giustizia. Tutto quello che era fuori dalla mia logica mi tirava fuori rabbia, paura, bisogno di difendermi, il vizio dell’ira si impadroniva di me, mi devastava. Le persone a me vicine mi temevano, e si allontanavano. Nonostante mi rendessi conto di fare del male, e mi riproponessi di cambiare le mie reazioni, non riuscivo a controllarmi, qualcosa dentro di me mi sovrastava, lasciandomi, dopo ogni sfuriata, sconfitta e prostrata.

Volendo intensamente capire “cosa” mi manipolava e volendo ancora più modificare questa situazione, cominciai a seguire i consigli dei Maestri spirituali, studiati ai corsi di yoga. I loro consigli erano tutti rivolti all’autosservazione interiore, al “conosci te stesso”. L’Hatha Yoga mi aiutò a conoscere meglio il mio corpo fisico e a sentire il corpo energetico, del quale, conoscevo veramente poco.

I flussi energetici cominciarono a palesarsi, i blocchi, nei vari chakra, erano palpabili, così come il loro fluire ad ogni postura, il mio punto di vista cambiava dopo ogni lezione, scoprendo orizzonti sensoriali impensabili.

Il lavoro a casa, il tapas, mi rendeva più forte, infondendomi fiducia nelle mie capacità, riuscendo così a vivere, finalmente, con uno stato di tranquillità e serenità per il futuro. Decisi di purificare i vari corpi energetici, con uno stile di vita ed un’alimentazione consapevole, eliminare la carne dalla mia dieta, mi “riappacificò” con il mondo animale, togliendomi una grossa fetta di aggressività e sensi di colpa. Con il digiuno settimanale e le diete purificanti capii che siamo quello che mangiamo, capii il valore terapeutico del cibo, a livello fisico, mentale e soprattutto psichico.

Eliminare l’alcool ed il fumo, mi allontanò dalle dipendenze e dai soliti, mentali, reattivi, circoli viziosi; modificare il linguaggio fu un valido esercizio di autocontrollo. La disciplina costante mi aiutò ad accumulare energia e, quindi, a risuonare con stati di coscienza più elevati. Quelle che erano delle effimere intuizioni diventarono, pian piano, delle concrete realtà.

Durante le meditazioni potevo studiare e sondare i miei stati interiori, spostando l’attenzione dalla mente ad un livello percettivo più profondo, prendendo confidenza con il Testimone interiore, il signore dell’essere, colui che osserva solamente dove si sposta la nostra attenzione, senza interferire.

Naturalmente cominciò un processo di auto disidentificazione dai soliti schemi mentali ed emozionali egotici; i miei vissuti esteriori, prima così reali, diventavano gradualmente un film su di uno schermo piatto.

La rabbia e il dolore, i pugni chiusi, i toni di voce accesi e gli occhi gonfi, tutti questi aspetti vennero a galla nell’immenso oceano dell’inconscio. Fisicamente esplose un ruggito dalla bocca dello stomaco, sentivo il centro del corpo energetico situato nel plesso solare, sapevo che esso governava le emozioni, quindi i pensieri, e di conseguenza le azioni. Lì, stratificazioni di esperienze karmiche, sia individuali che collettive, imprimono un istinto di sopravvivenza difficilissimo da controllare.

Compresi che i sentimenti, i pensieri e le nostre azioni, sono il frutto di condizionamenti sociali, compresi che le nostre reazioni sono il frutto dell’inconscio, ossia, di qualcosa che non sappiamo. Il “non sanno quello che fanno” di Gesù .

Riconoscere che siamo manipolati da un “qualcosa” che agisce su substrati che sfuggono alla nostra coscienza, e che non possiamo controllare, turba e sciocca qualsiasi essere, capire come agisce e avere gli strumenti per annientare quello che oggi chiamo ego, è l’insegnamento più importante che si può ricevere perché libera il nostro essere.

Notare come l’ego agisce sugli altri diventò sempre più semplice, cosa che suscitò in me empatia e tenerezza, cominciai a vedere le uguaglianze piuttosto che le differenze, sentii che siamo uniti, che siamo lo stesso essere che fluisce ovunque. Quando si abbattono le differenze la mente comparativa non ha più appigli e collassa, a quel punto nulla manca, non ci sono misure, né domande, non ci sono più reazioni. La calma assoluta sovrasta tutto;  l’insofferenza si estingue.

Quella che era la “Giustizia Universale”, da spolverare ogni tanto e riporre nella teca, divenne la mia, goffa, ipocrita, giustizia personale, forgiata e confezionata da un misto di condizionamenti e scompensi ormonali. Senza nulla da proteggere l’ira scompare, lo stato che si svela è la calma interiore che produce una visione globale della realtà e un’empatia senza limiti. Chiamo questa dolce, amorevole consapevolezza, stato di Grazia. Essa giunge da molte strade ma va in un’unica direzione, ritorna a casa, alla nostra natura .

Questo regalo mi è stato offerto molte volte, quando mi sono abbandonata o quando qualcuno ha pregato per me, il suo ricordo offusca tutti gli altri, sprona e spinge affinché venga realizzato permanentemente. Questa consapevolezza si cristallizza con un lungo, difficile e costante lavoro su se stessi.

Deve cominciare con un atto di volontà inflessibile, con una presenza vigile, con una guida che ci mostri la strada, con un gruppo di lavoro in cui confrontarsi e sinceramente sostenersi a vicenda con affetto. So che ancora cadrò molte volte, ma ora inizio a stare in pace con me stessa e con gli altri; inizio a vivere bene e in consapevolezza la mia esistenza.

Ringrazio Roberto che in questo percorso di crescita mi è stato e mi è accanto come guida. Spero e prego che l’infinita Grazia di Dio mi benedica e protegga sempre.

Loredana Volponi

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