Lo Spirito amorevole del Natale (II)

Il f9ac4c136fbf059e000321b9d444375bNatale è alle porte e, come ogni anno, si respira nell’aria un’atmosfera magica, calda e avvolgente.

Le strade si illuminano di luci, fili d’argento, vischio, presepi e stelle cadenti. Si vedono abeti o pini (finti o veri) davanti le vetrine, addobati con campanellini, palline colorate e luci a intermittenza. L’aria è densa delle essenze speziate dei venditori di strada e del profumo deciso e amarognolo delle bollenti caldarroste.

Camminando si incontrano pupazzi e immagini di diverse tipologie come renne, elfi o alberi, che di anno in anno sono sempre più particolari e affascinanti. Ovunque, infine, c’è lui, immancabile e adorato dai bambini: Babbo Natale, sempre indaffarato ad elargire doni a tutti.

Dapperttutto risuonano le canzoncine natalizie che, anche se si è indaffarati e su di giri, è impossibile non canticchiarle. Pervasi da tutto ciò, è facile ripensare ai Natali dell’infanzia.

Il periodo natalizio è un momento molto importante, che unisce tutta la famiglia. Ricordo come dai primi di dicembre iniziavo a fremere per cominciare a decorare la casa e addobbare l’albero di Natale. Importantissima poi era la prepazione del presepe in cui mio 20161218_184828padre si indaffarava e cercava di farne il più bel capolavoro dell’anno. Nel frattempo ci raccontava, con l’aiuto delle statuine, le storie legate alla nascita di Gesù. L’odore impregnante del muschio rendeva realistico e più vero quello che raccontava.

La notte della vigilia io e mio fratello andavamo a letto nella più completa impazienza. Si faceva a gara a chi si svegliava prima e io, puntualmente, andavo sempre a svegliare tutti.

Appena alzati mettevamo la statuina di Gesù nella culla e si recitava qualche preghierina nella curiosità e nell’attesa: perchè l’unico pensiero era scartare i regali, tutti accuratamente incartati e sistemati da mia madre e posti con attenzione sotto l’abero. Poi, accendevo per tutta la casa candeline colorate al profumo di arancia e cannella…se ci ripenso ne sento ancora oggi l’odore.

Indimenticabili i lunghi pranzi con i parenti intorno a una tavola imbandita, pranzi che terminavano con una spassosa giocata a tombola o in qualche strambo gioco natalizio con le carte.

Crescendo mi sono resa conto che il Natale non è solo decorazioni e regali. Qualche giorno fa lessi che il Natale più che una data è uno stato d’animo. Effettivamente essendo un periodo molto importante porta a vivere stati d’animo intensi.

Basti pensare che etimologicamente il Natale significa “nascita”, quindi è molto importante il significato simbolico che si nasconde dietro questa festività e che rimanda inevitabilmente ai temi di morte e di rinascita.

Infatti, in epoca romana coincideva con la festività del dies natalis solis Invicti, del Sole Invincibile, celebrata nel momento dell’anno in cui la durata del giorno iniziava ad aumentare dopo il solstizio d’inverno: la “rinascita”, appunto, del sole.

Il 21 dicembre, giorno del solstizio d’inverno, il sole raggiunge la sua minima altezza sull’orizzonte, rimane fermo per tre giorni quindi sale verso l’alto. Il quarto giorno concide con il 25 dicembre, giorno in cui inizia la “nuova vita” e le giornate tornano ad allungarsi. Fu l’imperatore Costantino a far coincidere la festa pagana con il Natale cristiano, quindi con la nascita di Cristo (il Christos, infatti, incarna anche un simbolo solare).

E sia che si consideri il Natale cristiano, o il Dies Sol Invictus, il Natale potrebbe essere un invito a rinascere interiormente o, meglio, a far rinascere dentro di noi il Bambino Divino: “la nascita è l’improvvisa apertura di una finestra, attraverso la quale ci si affaccia su di una prospettiva stupenda. Che cosa è successo? Un miracolo. Hai scambiato il nulla con la possibilità del tutto.”(William Macneile Dixon)

Anche la figura di Babbo Natale, come colui che elargisce doni è, a livello simbolico, molto importante. La sua origine è legata a San Nicola. Si narra che questo importante padre cristiano, avendo ereditato molti beni e denari dai suoi genitori, per liberarsene cominciò a fare regali a chi ne aveva più bisogno. Quindi, in origine il dono non era legato al desiderio materialistico ma ad un desiderio di liberarsi dal suo attaccamento. Il vero senso del dono, smarrito in questi anni consumistici, simboleggia la profonda pace data dall’amore verso gli altri. Il dare schiude la base della reciprocità, una condivisione sottile ma alllo stesso tempo fondamentale. “Donare” dovrebbe rappresentare il darsi senza aspettarsi nulla in cambio, aprendosi all’altro incondizionatamente. Spesso anche solo un piccolo gesto fatto col cuore dona una stato di gioia e pienezza in chi dà e in chi riceve. È in quella autenticità e reciprocità che si trasmette la gioia di vivere e l’apertura all’altro; infatti, come dice Richard Bach: “ogni regalo è un augurio di felicità”.

Il Natale è quindi una festa carica di tradizioni e fascino ma è anche e soprattutto l’augurio a liberarsi dalle “notti buie dell’anima” per ripermettere ad ognuno di noi di rinascere. È necessario aprire il cuore, sentirne la voce e imparare a donarsi e, nello stesso tempo, ad accogliere i “doni” che la vita continuamente ci riserva. Non siamo soli, non siamo isole, l’amore e la gioia non fanno che chiamarci… non dobbiamo far altro che rispondere.

DONA CON FEDE, NON DONARE NULLA SENZA FEDE. (Taittiriya Upanisad)

E ricorda… “E’ Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi la mano… E’ Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza… E’ Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri. (Madre Teresa di Calcutta)

Nicoletta Zilembo – psicologa e insegnante di Yoga

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