Alessia

Ho appena iniziato il mio secondo anno nella Scuola di Yoga Satyasvara e mi sono ritrovata a guardare indietro, a chiedermi cosa sia successo in questi mesi, da quando per la prima volta ho varcato la soglia di questo mondo. È difficile raccontarlo, perché non è stato semplicemente un anno di lezioni, ritiri ed escursioni. È stato un anno in cui ho incontrato persone, esperienze e parti di me che non conoscevo ancora, o meglio, che non avevo ancora imparato ad ascoltare. Ho conosciuto la Scuola tramite Adriana. Ho incontrato Adriana online durante il primo lavoro di gruppo della triennale di psicologia e, da lì, abbiamo iniziato a parlare. Ho sentito subito che in lei c’era qualcosa di diverso. Quando abbiamo consacrato i primi pasti insieme, mi sono accorta che non la guardavo con giudizio, come spesso facciamo quando incontriamo qualcosa che non conosciamo, mi veniva invece da osservarla con curiosità. Volevo capire.

Vira Yoga

Ricordo che quando ho iniziato a praticare yoga (fin dalla prima lezione), mi sono sentito rinvigorito e nutrito a un livello molto profondo. Andando avanti, lezione dopo lezione, sono stato da subito attratto dallo stato perfetto di salute e lucidità mentale, dalla prestanza fisica che implicavano certe posture e dal raggiungimento dei più alti stati di tonicità, elasticità e prestanza muscolare. Ero molto affascinato dall’espansione del respiro e da quella sensazione di sentirsi finalmente e veramente vivi e capaci di disporre delle proprie potenzialità. Sentivo la coscienza espandersi, l’intelligenza più acuta, percepivo come i colori diventassero mano a mano più vivido. Sentivo come l’Hatha Yoga fosse una disciplina superiore, l’allenamento di base di un guerriero spirituale, e mi ci sono immerso. Ero molto giovane e piuttosto ingenuo e da questa prima porta d’ingresso nel mondo della consapevolezza ho iniziato di volta in volta ad aprirmi all’arrivo di un’altra forma di saggezza e conoscenza della realtà che si celava dietro l’ordinaria freneticità e compulsività dei miei meccanismi mentali ed emotivi.

Dico o non dico!!!

Dico… non dico!!! Sì, sì, sì, dico, lo dico!! Ma quando lo dico?! Come lo dico?!

Col “detto?”… oh, no, è troppo esplicito… troppo diretto, troppo di petto!

Col “non detto?”. E se non mi capisce… e quale sarà l’effetto?

Dasha Maha Vidya nell’astrologia

“Esistono però poteri divini, o entità ancora più elevate, con compiti supremi cosmici che stanno accanto alla Divinità Cosmica Assoluta e che governano le miriadi di mondi o sfere di manifestazione sovrasensibile. Al vertice di queste strutture piramidali del cosmo, in cui i mondi sono diffusi su una scala sui generis, nell’ordine crescente dei livelli di coscienza e delle frequenze di vibrazioni dominanti, in cima agli innumerevoli livelli e piani di esistenza, esistono alcune divinità cardinali che sono, allo stesso tempo, facciate della Verità Unica Suprema e che corrispondono al BRAHMAN delle UPANISHAD. Esse sono conosciute come MAHA VIDYA, le vie fondamentali della conoscenza, o SIDDHA VIDYA, le forme della ricerca perfetta su cui la riuscita è assicurata”.

Ciò che la vita mi ha insegnato

Fu, direi, in un lampo che giunsi, presto nella mia vita, alla conclusione che la vita umana non è completa con le sue attività osservabili e che esiste qualcosa al di sopra della percezione umana che controlla e dirige tutto ciò che è visibile. Posso dire con certezza che iniziai a percepire le realtà che si celano dietro ciò che chiamiamo vita sulla terra. L’inquietudine e l’ansia febbrile che caratterizzano l’esistenza ordinaria dell’uomo in questo luogo indicano un fine più elevato che egli dovrà raggiungere prima o poi. Quando l’uomo si lascia impigliare nell’egoismo, nell’avidità, nell’odio e nella lussuria, dimentica naturalmente ciò che si trova sotto la sua stessa pelle. Il materialismo e lo scetticismo dominano sovrani. Egli si irrita per sciocchezze e comincia a lottare e litigare; in breve, l’uomo diventa miserabile

Vira… il guerriero spirituale (IV)

Il Vira o guerriero spirituale è un archetipo energetico, psicologico e comportamentale presente in moltissime religioni, filosofie e culture anche apparentemente molto diverse tra loro (Buddhismo, cristianesimo, induismo, sciamanesimo, bushido, etc). Esso viene declinato in modi significativamente diversi, oscillando tra il conflitto interiore, il dovere etico, la giustificazione della lotta per una nobile causa, il sacrificio di sé. 

Dio nella mia vita

Scrivo questo articolo in un momento per me complesso, anche dal punto di vista della relazione con Dio. Questo termine, “Dio”, da un certo punto di vista mi fa paura per la spaventosa immensità che racchiude. Non so come sono finita qui dove sono… non so che ne sarà di me tra un istante. So che nel mio cuore c’è qualcosa che rimane sempre, e che di momento in momento, di situazione in situazione, di anno in anno scava in me sempre più in profondità.

Alessandro

Per molto tempo ho pensato che tutto si potesse e forse si dovesse risolvere con le sole proprie forze. Ho anche vissuto, per molti anni, inconsapevolmente convinto che le cose, in fondo, non potessero essere cambiate. Come fossimo degli spettatori di un film già fatto e finito.

Loredana

Sono stata sempre affascinata dalla cultura orientale, dal modo in cui insegnano a prendersi cura del corpo e della mente. Spesso leggevo di come meditassero i monaci tibetani, o altri. Mi piaceva saperne sempre di più su questa pratica così semplice e allo stesso tempo potente. Avevo grande desiderio di trovare qualcuno che potesse insegnarmi la meditazione con tutte le pratiche dello Yoga.

Maria Antonietta

Da tutta la vita mi è sempre piaciuto interpretare ruoli non scontati, percorrere strade che non fossero già tracciate, seguire il mio pensiero e il mio cuore senza troppi condizionamenti. Quando tutte le bambine della mia età imparavano a lavare i piatti io imparavo (grazie a mio padre) ad aggiustare trattori ed altri attrezzi agricoli e a guidarli, perennemente scalza e selvaggia, in totale sintonia con la natura.