La fratellanza è un sentimento molto profondo e puro a cui credo che la nostra anima aspiri fortemente, ma che anche molto velocemente rischiamo di dimenticare. Quando viviamo questa dimensione di solito ci sentiamo d’un tratto tirati fuori da noi stessi, e viviamo dei sentimenti di gioia e di unità profonda con gli altri che ci procurano un conforto grandissimo e ci fanno davvero sentire amati… sono momenti molto luminosi, di grazia, e quando li viviamo sentiamo profondamente un’amore segreto e forte per i nostri fratelli e le nostre sorelle, per le persone che abbiamo accanto e con cui a volte condividiamo un percorso di crescita spirituale.
In particolare, mi colpisce un aspetto della fratellanza, cioè la sua natura polifonica, che è come un vissuto di armonia delle parti che spesso l’accompagna. A volte infatti viviamo insieme delle vere avventure… penso a certi momenti vissuti nella Scuola, durante delle escursioni o delle giornate di lavoro insieme, magari anche faticose, e in quei momenti sentiamo che non siamo lì per caso, in maniera indifferente, ma è come se fossimo abbracciati dentro a un’armonia più forte che ci tiene lì uniti e come in un caleidoscopio riflette e espande le anime e le caratteristiche di tutti quelli che ne sono avvolti. Viviamo un’unità che ci trascende… e un’amore in cui fioriscono spontaneamente la bellezza e le differenze di sentire di ognuno. Sono dei momenti di comunione delle anime e mi fanno sempre pensare alla provvidenza, all’idea incredibile per cui esiste un ordine superiore costituito da queste infinite connessioni tra di noi, e dentro quest’ordine queste connessioni siano molto più solide di molte altre cose che ci sembrano reali e ci aiutano con una precisione estrema nel proseguire la nostra evoluzione dell’anima gli uni insieme agli altri.
Nel piccolo mi chiedo: come possiamo fare a vivere con questa apertura fraterna la vita quotidiana? Credo infatti che se ci ascoltiamo in profondità, il nostro cuore desidera sopra ogni cosa incontrare l’altro, potersi capire, potersi amare, poter giocare insieme e creare quel sostegno reciproco in cui lo sguardo puro di chi ci ama valorizza le nostre potenzialità e ci motiva nei passaggi difficili in cui ci sentiamo confusi. Gli amici hanno uno sguardo su di noi che è molto più lungimirante e lucido, per questo il loro aiuto è essenziale per la nostra crescita, e credo che gli uni per gli altri, quando c’è amore sincero, siamo un po’ come degli angeli custodi e dei protettori. Detto questo a livello pratico si inseriscono comunque una serie di difficoltà, e non è semplice mettere in pratica un amore disinteressato soprattutto con le persone verso cui non ci viene spontaneo. Nel mio caso, che tendo un po’ alla chiusura e alla distanza, il lavoro passa molto per l’osservazione dei meccanismi interiori, il vincere magari una tendenza a separarmi e provare a stare tranquilla in situazioni più sociali anche quando non mi verrebbe naturale.
Col tempo ho notato che gradualmente sto cambiando, anche provando concretamente a mantenere un canale aperto sul cuore all’esterno, mandando amore nelle situazioni scomode e attivamente cercando di aiutare sul piano pratico gli altri. Spesso l’ego vive con il pensiero inconscio nella testa che gli altri siano ostacoli ai suoi raggiungimenti, e partono delle situazioni di controllo, dei meccanismi formali per gestire la socialità che ci consentono di mantenerne l’esperienza senza che però essa ci limiti veramente nei nostri spazi personali, oppure parte l’isolamento. In questi casi mi viene in mente sempre una scena: vedo un uomo seduto in qualche piazza cittadina, pienamente contento e così abbandonato che non si cura dei possibili incontri, e non ha pensieri su come gestire le differenze e la contrapposizione con gli altri, perché è stabile nel suo stato di amore e apertura in cui queste illusioni non ci sono più, e permane anzi in un moto di attenzione e cura verso gli altri che è profondamente buono e accogliente. È lo stato in cui non c’è più niente da perdere o da guadagnare… lo stato in cui viveva San Francesco e di cui tutti in parte in qualche occasione abbiamo sentito l’espansione e la libertà.
Vivere come fratelli espande nel cuore un’insanabile tenerezza… ho avuto la fortuna di trovare in questi anni questo sostegno immeritato e nei momenti di coscienza più espansi ho sentito che da sempre qualcosa mi ha guidato, mi ha sostenuto, e mi ha portato verso questo percorso di dilatazione dell’amore in cui cresce la speranza di poter sempre di più imparare a ricambiare e a donarsi in maniera aperta. L’amicizia pura è la guida della nostra anima, come stella del mattino questo tipo di legame non potrà mai finire. La virtù della fratellanza è una virtù rara, perché il suo contrario è l’egoismo… sappiamo tutti quindi in profondità quanto possa essere difficile metterla in pratica, perché essa comporta un grande sacrificio, la capacità di abbandonare se stessi e di sentire con il cuore le altre persone soprattutto quando egoisticamente vorremmo rimanere chiusi dentro il nostro sicuro cerchio personale in cui la sofferenza degli altri non ci tocca…
“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici”.
Clara