Fratellanza (IX)

Quando le persone si uniscono danno vita a qualcosa che vale molto più della somma delle sue componenti… si crea un’entità a sé che ci muove e ci nobilita essendo nutrita di spirito: “Dove due o tre si riuniscono nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. (Mt 18,20)

Se siamo uniti da uno scopo superiore, mettendo da parte le nostre pretese, andando oltre le ferite che ci porterebbero a chiuderci agli altri, stiamo entrando in uno stato di comunione o fratellanza spirituale. Per farlo è inevitabile rinunciare un pezzetto alla volta a noi stessi, o meglio alle false rappresentazioni accumulate nella nostra mente. Perché con gli altri è difficile avere a che fare e lo è ancora di più se restiamo barricati dentro le nostre maschere e le nostre convinzioni, le quali in realtà ci soffocano e non permettono di esprimerci per quello che veramente siamo. Solitamente avviene in varie forme che le persone si riuniscano all’interno di un gruppo per raggiungere un obiettivo che non riuscirebbero a raggiungere da soli o che raggiungerebbero con molto più tempo e fatica. È evidente che questa affermazione risulti veritiera anche per chi aspira a nutrire la propria vita di spiritualità; anche se non sono molte nella realtà sociale attuale, caotica e frammentata, le realtà che si prefiggono degli autentici scopi spirituali.

In questo senso, la presenza di fratelli spirituali è necessità fondamentale, uno stimolo che crea l’opportunità di confrontarsi e confidarsi, di creare una competizione sana che non prende le forme consuete della prevaricazione, ma persegue lo scopo di migliorare se stessi grazie alla presenza dell’altro e al confronto. Questo vale per qualsiasi gruppo spirituale esteso e più nello specifico per un sottogruppo di soli uomini che aspirano allo stadio di guerriero spirituale (VIRA) e che si troveranno quindi regolarmente per lavorare insieme in questa direzione, fornendosi l’occasione di spronarsi a vicenda, come per una squadra sportiva che compete ad alti livelli agonistici, solo che in questo caso la sfida è con se stessi e con la propria connaturata indolenza.

È difficile parlare di fratellanza spirituale in questo periodo storico e sociale perché si tende a condannare la spiritualità e gli atteggiamenti cameratistici in quanto naturalmente associati a qualcosa di superato e violento. Però così facendo si rischia di dimenticare i valori della sfida, della lealtà profonda e del supporto reciproco senza condizioni, e di altre importanti caratteristiche che se non vengono coltivate difficilmente sorgeranno spontaneamente. Senza confronto, l’individuo potrà al contrario essere convinto di essere abbastanza forte, di bastare a sé stesso e di poter superare qualsiasi ostacolo. Ma alla prima difficoltà seria incontrata nella vita con ogni probabilità si troverà impreparato e costretto a ridimensionarsi ricominciando il percorso da capo. Purtroppo, in quella che è stata la mia esperienza, ciò che si può considerare generalmente come una sfida, mi ha sempre portato a sminuire le mie capacità, anziché alimentare il fuoco della competizione. Abbandonavo l’allenamento e alimentavo la convinzione di essere inferiore agli altri, che nelle mie rappresentazioni mentali erano sempre più capaci e meno inclini all’errore. Però ho imparato che in un contesto sano, alimentato da un ideale spirituale, ogni sfida, ogni momento di insicurezza sono una fucina di cambiamento e questo cambiamento è possibile solamente grazie a fratelli e sorelle spirituali alimentati di un simile afflato al costante miglioramento.

Sono molto grato per questo al Maestro e a certe persone che ho incontrato in questa Scuola, che mi hanno accolto e sfidato con amore. I fratelli sono in piedi quando noi cadiamo, e noi lo saremo per loro al momento del bisogno. Sono lo sguardo sagace che noi non abbiamo, sono il calore confortante di un abbraccio e la sfida che non avevamo nemmeno immaginato di poter superare. Ciò che ci spaventa può non influenzare minimamente l’altro. Ciò che ci mette in crisi può essere per i fratelli una sciocchezza e stimolare in loro un forte senso dell’umorismo e viceversa. Ci sfidano con le loro inclinazioni naturali così come noi siamo per loro costante fonte di novità e di stupore, perché siamo tutti allo stesso tempo la stessa cosa e incredibilmente diversi in una varietà infinita di dettagli e sfumature.  A volte ci può sembrare che gli altri siano un ostacolo a qualche nostro raggiungimento, o che siano migliori di noi, che siamo inesorabilmente a loro inferiori, e che quindi non valga la pena nemmeno provare a modificare qualcosa di noi stessi. Non dovremo però cedere minimamente a pensieri di questo tipo. Se riusciremo a restare in disparte, senza per questo sminuirci ma rimanendo sempre aperti e accogliendo la voce dell’altro, allora staremo facendo un passo verso Dio.

Un altro aspetto fondamentale nella fratellanza spirituale è l’apertura al cuore altrui. Potersi esprimere veramente e senza indossare delle maschere è qualcosa di molto raro se ci pensiamo bene, ma fondamentale per relativizzare i nostri stati interiori e armonizzare le relazioni interpersonali all’interno di un gruppo di persone. Questo aspetto è veramente importante e alla base di una forma armoniosa di fratellanza spirituale. Non significa cogliere ogni occasione per rovesciare addosso ad altri il nostro malessere, ma trovare con responsabilità e apertura di cuore i momenti e i modi giusti per spiegare perché non stiamo bene senza che le nostre ferite e le nostre difficoltà diventino un peso per gli altri. Un peso infatti è molto più leggero se non siamo soli a portarlo, ma non possiamo nemmeno mollare tutto il nostro carico ad altri e restare a guardarli senza fare nulla. Così facendo non miglioreremmo la nostra condizione e andremmo a inficiare gli sforzi spirituali della collettività.

Gli yogi ell’India e del Tibet chiamano Sanga la comunità spirituale. Dove c’è un gruppo ispirato si manifestano la verità e la saggezza, dove c’è Sanga vi è Sat-sanga. Sat significa Esistenza Assoluta, la natura essenziale e permanente di Brahman, l’assoluto, in mezzo a tutto ciò che vi è di impermanente. Le persone vanno e vengono, ma dove vi è fratellanza spirituale brucia qualcosa che arde per sempre come un fuoco perpetuo, che si attualizza nello scambio e nel sostegno reciproci. Per questo è di fondamentale importanza ritrovarsi regolarmente con altre persone orientate da simile spiritualità verso obiettivi elevati. Non è facile incontrare persone animate da santità, è più raro di trovare un diamante. Ma insieme possiamo fare uno sforzo per fare dei miglioramenti e aspirare a qualità elevate rinnovando il nostro impegno e la nostra Fede. Tramite questo contatto emerge una vera fratellanza spirituale.

Infine, per essere fratelli e sorelle si è necessariamente anche figli. Fratellanza spirituale è uno stato di discendenza da un lignaggio spirituale e un rapporto figliale, con una guida spirituale e infine con il Padre supremo celeste. Solo se queste condizioni saranno rispettare è possibile vivere veramente la fratellanza spirituale e la visceralità di questo rapporto. Se avremo la fortuna di poter sperimentare almeno in parte queste circostanze staremo vivendo qualcosa di grandioso. Dovremo far fronte anche a grandi difficoltà, forse prima tra tutte mantenere una responsabilità reciproca costante per restare uniti e continuare a prendersi cura del fuoco affinché nessuno sia mai solo e nessuno si affidi completamente agli altri senza fare la sua parte. Se avremo la fortuna di aver vissuto tutto questo, allora staremo facendo un passo verso la liberazione dalla gabbia invisibile che ci siamo costruiti per anni e che ci chiude nei limiti dell’individualità. Hari Om Tat Sat!

Niccolò