Gelosia ed evoluzione spirituale (V)

Amare è gioire, mentre crediamo di gioire sole se siamo amati”. (Aristotele)

Il rapporto di coppia è un argomento vasto e senza dubbio complesso. Io vedo la relazione di coppia come una fucina alchemica, intendo con questo dire che la coppia può essere un luogo importante per la propria evoluzione personale. È inevitabile che in questo contesto emergano le parti di noi più profonde, sia positive che negative, e che osservandole possiamo imparare molto su noi, al di là di tutte le maschere e di tutto quello che raccontiamo di essere agli altri e a noi stessi. Prendiamo ad esempio la gelosia, passione che ovviamente non entra in azione solo nel rapporto di coppia, ma che qui trova la sua più compiuta espressione. “Se io sono attaccato ad un’altra persona perché non sono capace di reggermi in piedi, lui o lei può essere un «salvagente», ma il rapporto non è un rapporto d’amore. Paradossalmente, la capacità di stare soli è la condizione prima per la capacità d’amare”. (Erich Fromm – L’arte di amare)

Non si può parlare di gelosia senza parlare anche di amore. L’idea più diffusa al giorno d’oggi è che l’amore sia qualcosa in cui ci si imbatte casualmente, sul quale non vi sia nulla da imparare, una facoltà facile da sperimentare spesso confusa con l’esperienza iniziale dell’innamoramento. Mi sembra che una delle cause principali della rottura di molte relazioni sia la lamentazione di non provare più l’intensità di questa infatuazione, spesso coincidente con l’attrazione sessuale. Il concetto di “amore romantico” diffuso oggigiorno da miriadi di romanzi e commedie melense è legato a questa visione dell’amore e pone l’accento non tanto sulla facoltà di amare, data per scontata, ma sull’importanza dell’oggetto da amare. Non ho usato il termine oggetto a caso; questo modo di intendere l’amore è strettamente legato al bisogno tutto contemporaneo di comperare: La felicità dell’uomo moderno consiste nell’emozione di guardare vetrine di negozi, di acquistare tutto ciò che può permettersi. Egli (ella) guarda la gente allo stesso modo. Per un uomo, una ragazza attraente, e per una donna, un uomo attraente, sono gli oggetti della loro ricerca. A questo modo due persone si innamorano, certe di aver trovato sul mercato l’oggetto migliore e più conveniente”. (Erich Fromm – L’arte di amare)

Questo modo di vivere in maniera immatura la relazione porta inconsciamente a vedere l’altra persona esclusivamente come un mezzo per il soddisfacimento dei propri bisogni. È proprio qui che entra in gioco il meccanismo chiamato gelosia: non si vede la persona che si ha davanti in quanto tale ma come oggetto da possedere. Quando una persona che amiamo si allontana, quando vediamo che offre le sue attenzioni a qualcun altro, diventiamo fragili e insicuri e un’ombra scura prende il sopravvento su di noi. Dobbiamo ben comprendere, però, che la mancanza creata dall’allontanamento di una persona amata è mancanza di qualcos’altro. È un buco nero fatto di insicurezze ataviche, abbandoni, torti ricevuti, mancanze di affetto. Ma anche qualcosa di più, che parla del nucleo originario dell’esistenza umana su questa Terra. C’è un profondo senso di solitudine nelle nostre abissalità, un bisogno spasmodico di superare il nostro isolamento, un sentire doloroso che è la causa di ogni ansia e che fa della consapevolezza della separazione umana la fonte della vergogna e del senso di colpa. Può sembrare irrazionale, ma se ascoltiamo dentro di noi, laggiù, in fondo, con sincerità e attenzione, questo è quello che troveremo, oltre il rumore dei nostri pensieri incontrollati e delle distrazioni il cui compito principale è proprio quello di distoglierci da questa sofferenza. D’altronde di questo aspetto primario ne parlano le tradizioni di ogni epoca, a partire dalla storia biblica di Adamo ed Eva. C’è anche un aspetto animalesco e istintivo: per l’uomo è il bisogno di essere il capobranco, che non permette ad altri maschi di avvicinarsi alla sua femmina; per la donna quella di scegliersi il maschio migliore, il più forte. La donna sceglie e si fa scegliere dal capobranco per poi, dopo essere stata scelta, manipolarlo per comandare da dietro e dimostrare alle altre femmine di essere lei la dominante. Sono aspetti davvero molto profondi e primitivi collegati ai primi tre Chakra, aspetti da portare alla luce e trascendere”. (Roberto Angelo Stefano Liodori)

Il desiderio di fusione interpersonale è il motore dell’azione dell’uomo. È la pulsione più antica, è la forza che tiene unita la razza umana, la tribù, la famiglia, la società. È da questo livello che dobbiamo partire se vogliamo capire un po’ cos’è davvero l’amore. Questo profondo desiderio di unione, di liberazione dalla prigione del nostro isolamento, non è qualcosa che può trovare appagamento all’esterno, non importa ciò che facciamo per raggiungerlo, quante relazioni soddisfacenti possiamo stringere. Ne abbiamo già lungamente parlato negli articoli sul Bhakti Yoga, ma potremmo riassumere, con le parole di Sri Aurobindo: “Esiste un amore umano psichico che sorge da dentro, dal profondo, e che è il risultato dell’incontro da parte dell’essere interiore con ciò che aspira verso una gioia e una unione divina; esso è, una volta fattosi cosciente di sé, qualcosa di duraturo, di auto-esistente, non dipendente da appagamenti esterni, incapace di affievolirsi per motivazioni esterne, privo di auto-compiacimento, indisposto a domandare o mercanteggiare, ma capace di donarsi in modo semplice e spontaneo, mai spinto o soggetto a fraintendimenti, delusioni, struggimento e odio; piuttosto, è sempre teso in modo diretto verso l’unione interiore. È questo amore psichico che è il più prossimo all’amore divino e che costituisce pertanto la giusta e migliore espressione dell’amore e della bhakti”.

Da questa diversa concezione dell’AMORE ci possiamo rendere conto, allora, che non è vero che soffriamo perché non siamo amati abbastanza, ma perché siamo noi a non amare e soprattutto a non amarci a sufficienza; il vero amore non è mai sofferenza, perché non dipende da cause esterne, basta a se stesso. Anzi, solo sapendo accogliere gli altri e il mondo, attraverso i propri sensi e il proprio intelletto liberati da ogni aspettativa, saremo in grado di amarli davvero per quello che sono e non come oggetti atti a soddisfarci. Amando usciamo dalla cella dell’isolamento, dal nostro narcisismo ed egocentrismo, provando un senso nuovo di fusione, di gioia, libertà e potenza: sì, potenza di amare piuttosto che ansia di ricevere e di meritare amore. Scopriamo che l’amore è davvero un potere dell’uomo, il potere di dare. È proprio questo darsi incondizionatamente che ci riempie di vita e felicità: dare da più gioia che ricevere, è il non dare che ci rende la vita penosa, che ci rende impotenti, frigidi alla vita. Tornando quindi al rapporto di coppia, se ami una persona vuoi la sua libertà e la sua felicità, e puoi capire questi concetti solo se li hai dentro, se fanno parte del tuo desiderio o della tua pratica. È proprio quando l’amore è disinteressato, incondizionato, libero, che il rapporto di coppia diviene stabile e duraturo, ma soprattutto si entra in contatto con l’amore divino.Saprai di stare amando veramente il tuo compagno/a solo quando riuscirai ad accettare che possa avere un altro amore che lo/la riempie ed essere felice della sua felicità”. (Roberto Angelo Stefano Liodori)

Insegnante Yoga Davide Pavone

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