La Coscienza (I)

La coscienza è uno spazio, in cui realtà diverse, posso manifestarsi in maniera tangibile, a colui che ne diventa cosciente. In sintesi possiamo dire che la coscienza è ciò che permette ai nostri sensi (e non solo) di sperimentare la realtà. Perciò la raltà, come di solito la intendiamo attraverso la percezione dei nostri occhi, orecchie e di tutti gli altri organi dei sensi, è il frutto della nostra più o meno vasta coscienza, che è mutevole ed ha diversi gradi di sperimentazione. L’esperienza che viviamo attraverso le emozioni e i sentimenti dipendono essenzialmente dalla nostra capacità di coscientizzare il mondo esterno in un determinato modo piuttosto che in un altro. Per questo una determinata esperienza viene percepita in maniera diversa a seconda delle persone che la vivono.

A differenza però degli stati d’animo, i quali sono soggetti a mutamenti anche molto frequenti, il cambiamento della nostra coscienza verso stati superiori si presenta con delle trasformazioni profonde su molteplici piani, a partire dalle nostre strutture mentali più radicate, attraverso le quali sperimentiamo la realtà, come per esempio il concetto di tempo.

Per fare un esempio di come la differenza di coscienza modifichi completamente l’esperienza, possiamo pensare ad un bambino. Egli prende coscienza del mondo che lo circonda in maniera completamente diversa dagli adulti. Non avendo bisogno della nozione di tempo, la sua realtà si basa principalmente sulla percezione diretta, sulla fantasia e sulla creatività, che donano al suo vissuto quella spontaneità, semplicità e sensibilità uniche.

Potremmo fare anche altri esempi, come gli animali, che coscientizzano la loro realtà principalmente attraverso il soddisfacimento dei propri bisogni di sopravvivenza, manifestando di conseguenza solamente il proprio istinto. Da questi esempi traiamo la conclusione di quanto la nostra trasformazione debba essere radicale per penetrare forme di coscienza più elevate.

Oltre questo, è fondamentale comprendere che non esiste una realtà unica ed oggettiva, essa è soggettivata dal nostro grado di coscienza, che è diversa per il bambino, per l’animale e per l’adulto. Noi non possiamo condividere l’esperienza di un animale, se non adattando a tal punto la nostra coscienza e il nostro vivere a quello dell’animale stesso. Entrambe le realtà però coesistono, infatti il mondo degli animali è integrato con quello degli esseri umani. Alla stregua delle realtà collegate al mondo della materia anche le forme di coscienza meno sensibili e spirituali, sono collegate alle realtà terrene e coesistono insieme, ma non ne siamo consapevoli finché non ne prendiamo coscienza. Come il corpo quando dormiamo, c’è, eppure non ne siamo coscienti.

Ieri sera parlavo con mia madre dei cambiamenti urbanistici che hanno interessato l’area intorno alla nostra abitazione da quando avevo circa sei anni. Pur essendo a quell’età capace di prendere coscienza della realtà esteriore, quei cambiamenti, come le strade e l’università che hanno costruito qui di fronte, non avevano posto nella mia coscienza, ero inconsapevole di esse, quindi per me non esistevano, finché diventato adulto, a causa dell’educazione ricevuta, gli elementi di cui prima ero inconsapevole sono entrati a far parte della mia sfera di coscienza.

La società ha fatto da ponte e così ha permesso alla mia coscienza di entrare nel mondo degli adulti. In questo semplice caso la mia presa di coscienza è stata stimolata dagli impulsi ricevuti, ma anche nel caso della nostra evoluzione spirituale spesso le dinamiche sono analoghe. Qui il ponte non è la società, ma sono le persone più sapienti e progredite spiritualmente che ci forniscono quegli impulsi di cui abbiamo bisogno per orientare la nostra coscienza su sfere più elevate.

L’unica differenza che vale la pena sottolineare, è che mentre gli elementi nel caso dell’università e delle strade sono visibili agli occhi di tutti, gli elementi di origine spirituale necessitano di una percezione più raffinata e dobbiamo credere in essi. In questo caso è molto utile sentire dentro di noi la risonanza con le parole del maestro o dei grandi saggi dell’umanità, a testimonianza del fatto che certe realtà esistono anche se ancora non ne siamo consapevoli. Le parole dei saggi aprono un canale tra le realtà che esprimono e la possibilità latente che è in ognuno di noi di sperimentarle. Con l’aiuto di un maestro che attraverso il suo esempio e le sue parole ci dona “la possibilità di avere una possibilità” (Don Juan) possiamo ricevere gli elementi base su cui fare perno per espandere la nostra coscienza.

La realizzazione del cambiamento è determinata da diversi fattori. Ma se crediamo intensamente e ascoltiamo la frequenza divina che vibra dentro noi, accordando ad essa la nostra volontà e la nostra attenzione, gradualmente noteremo dei cambiamenti nella nostra sfera di coscienza. Tale risonanza elevata deve diventare il più possibile il motivo dominante della nostra vita, ciò per cui vale veramente la pena lottare, deve diventare la necessità primaria della nostra esistenza.

Un metodo per arrivare a questo risultato è la meditazione, perché grazie ai poteri straordinari e trasformatori della meditazione, la nostra coscienza può risuonare con le realtà divine verso cui ci stiamo aprendo. Vivendo costantemente uno stato meditativo di risonanza elevata, la nostra coscienza si plasmerà su di essa, diventando l’oggetto divino stesso della nostra meditazione. Sta a noi quindi compiere lo sforzo per poter coscientizzare forme superiori di esistenza e vivere sentimenti sempre più raffinati e sublimi di unione con il tutto.

Insegnante Yoga Paolo Stefàno

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