Tre storie sull’abbandono a Dio
Orme sulla sabbia – Ho fatto un sogno nella notte di Natale. Camminavo sulla spiaggia ed il Signore camminava accanto a me. I nostri passi si univano sulla sabbia lasciando una doppia traccia, una era mia, l’altra era Sua. Allora mi è balenata l’idea che ognuno dei nostri passi rappresentasse un giorno della mia vita. Mi sono fermato per guardare indietro e ho rivisto tutti i passi che si perdevano in lontananza. Però ho osservato che in alcuni posti, invece di due tracce ne era rimasta una sola; ho rivisto il film della mia vita. Che sorpresa!!! I luoghi in cui si vedeva una sola traccia corrispondevano ai giorni più bui; i giorni del turbamento e della cattiva volontà; i giorni dell’egoismo e della cattiva disposizione; i giorni delle prove e del dubbio; i giorni insopportabili; i giorni in cui anch’io ero arrivato ad essere insopportabile. E allora,voltandomi verso il Signore,ho osato rimproverargli: “Comunque,ci avevi promesso che saresti stato con noi tutti i giorni! Perché mi hai lasciato solo nei momenti più difficili della mia vita?Nei giorni in cui avevo più bisogno di Te?”. E il Signore mi ha risposto: “Mio caro,i giorni in cui hai visto una sola traccia di passi sulla sabbia, sono i giorni in cui ti ho portato sulle braccia”. (ADMER BARROS – poeta brasiliano)
Entità di Luce (I)
Gli angeli o entità angeliche sono delle creature viventi che appartengono alla nostra stessa manifestazione, ma che vibrano ad una frequenza simile a quella della luce. Sono pura energia, per questo per poterli percepire bisogna affinare i sensi più alti. Vedere o meno gli angeli dipende dalla pulizia dei nostri canali sottili, più si è purificati e liberi dalle briglie della materia, più si è calmi e ricettivi, più è possibile percepirli. Per questo il contatto con le creature angeliche implica un profondo cambiamento delle nostre abitudini, attraverso tecniche di purificazione interiori e di meditazione costante.
Lo sforzo spirituale (VIII)
Cerchiamo di approfondire quanto finora detto. L’universo è un’espressione dello spazio, ma fondamentalmente è una struttura costituita da energia e l’energia è di fatto una dinamizzazione continua, uno sforzo perpetuo, un cambiamento permanente, un’interazione senza fine. Tutte le sue componenti si articolano, si combinano, reagiscono le une sulle altre facendo cosi apparire stati di accordo, di equilibrio, armonia e complementarietà.
Lo sforzo spirituale (VII)
Un altro esempio dello sforzo spirituale nel Cristianesimo sono i 24 consigli rivelati a S.Faustina Kowalska: “Figlia Mia, voglio ora istruirti sulla lotta spirituale”. Non confidare mai in te stessa, ma affidati completamente alla Mia volontà. Nell’abbandono, nelle tenebre e nei dubbi di ogni genere ricorri a Me ed al tuo referente spirituale, che ti risponderà sempre a Mio nome. Non metterti a discutere con nessuna tentazione, chiuditi subito nel Mio Cuore ed alla prima occasione rivelala al confessore. Metti l’amor proprio all’ultimo posto, in modo che non contamini le tue azioni.
Lo sforzo spirituale (VI)
Sant’Isacco di Ninive – La lotta spirituale: “Non c’è nulla che avvicini il cuore a Dio quanto la compassione. La lotta non termina in un attimo, né la grazia viene tutta intera in una volta e abita nell’anima. Ma un po’ e un po’, ci sarà l’una e l’altra: c’è un tempo per la tentazione e un tempo per la consolazione, e una parte della lotta perdura fino alla morte. Questo mondo è la palestra della lotta e lo stadio della corsa, e questo tempo è il tempo del combattimento. Il luogo del combattimento e il tempo della lotta non sono soggetti a una legge.
Lo sforzo spirituale (V)
Prima di addentrarmi nell’ambito cristiano voglia fare due premesse. La prima premessa è che parlerò sempre di Cristianesimo e non di Cattolicesimo, in quanto ritengo che il Cattolicesimo sia un’interpretazione “parziale” degli originari insegnamenti di Gesù il Cristo. Non approfondisco qui questo aspetto, che da solo porterebbe via molto tempo e che è già stato ispirazione di alcune mie precedenti conferenze.
Lo sforzo spirituale (IV)
Lo sforzo spirituale nel Buddismo
Siddhartha Gautama, nacque nell’India del Nord 2.500 anni fa, era un principe, ma lo stato mondano di cui godeva, non lo soddisfaceva. Nel vedere la sofferenza delle persone e come i piaceri fluttuanti della vita si dissolvevano rapidamente, si mise a cercare un felicità duratura. Intraprese quindi il suo cammino spirituale, prima nel percorso meditativo, in cui eccelse, raggiungendo in breve tempo lo stato di vacuità mentale costante, poi scelse la via dell’ascetismo estremo, che lo condusse alla fusione totale con tutti gli elementi della natura e con tutte le forme di vita. Dopo tutti questi sforzi spirituali scoprì una via di meditazione, che culminò nel compimento del profondo risveglio.
Lo sforzo spirituale (III)
Lo sforzo spirituale nella cultura sciamanica tolteca
Questo si compie attraverso un ampio spettro di azioni, che possiamo raccogliere in quelli che vengono chiamati i quattro accordi.
Primo accordo: “Sii impeccabile con la parola. Parla con integrità. Dì solo quello che intendi dire. Evita di usare la parola per parlare contro te stesso e per sparlare degli altri. Usa il potere della parola in direzione della verità e dell’amore.” Per esempio, parlare con misura mentre coloro che ci sono intorno si agitano e parlano inutilmente ha molto più valore che tacere quando si è soli. Il controllo della parola è uno degli sforzi spirituali più importanti, perché è la base di ogni altra forma di autodisciplina e di elevazione della coscienza.
Lo sforzo spirituale (II)
Nell’Islâmismo lo sforzo spirituale è invece chiamato “jihad”
Questo termine è stato ultimamente uno dei più abusati e meno compresi dagli stessi musulmani. Molti di essi non resistono alla tentazione di usarlo per obiettivi politici propri, mentre molti non musulmani disinterpretano il termine per ignoranza o per screditare l’ Islâm ed i musulmani. La “jihad” non è uno strumento di guerra contro gli innocenti, né un mezzo di lotta politico-religiosa, né tanto meno l’opportunità per tiranneggiare i deboli e gli ignoranti. Il termine “jihad” è qualcosa di unico, che rivela il cuore stesso della religione islamica, e che implica il concetto di difesa del divino messaggio, dall’aggressione dei suoi nemici. La parola “jihad” per cui non significa “guerra santa”, come comunemente, ma erroneamente, si crede, significa, piuttosto “sforzo”, e più di preciso sforzo interiore, lotta per raggiungere un determinato obiettivo, di norma spirituale; la “jihad” è anzitutto lo sforzo spirituale che ci eleva ad una maggiore umanità davanti a Dio.
Lo sforzo spirituale (I)
Oggi voglio tornare a parlare dello sforzo spirituale, già specificatamente trattato sulle nostre dispense del corso di Yoga. Da queste dispense ho tratto solo alcune parti del materiale di questa conferenza, integrandolo con altro materiale preso da fonti delle più disparate culture e religioni. Infatti in tutte le tradizioni spirituali, anche se con nomi diversi, lo sforzo spirituale è la pratica fondamentale che ogni aspirante compie nel proprio lavoro interiore.
Questa è un ulteriore conferma che lo sforzo spirituale è alla base di tutte le forme di evoluzione dell’anima individuale nel ricongiungimento con l’anima universale di Dio. Ci sono dei casi, nella storia della spiritualità, in cui questa evoluzione, che nel corso della conferenza chiameremo illuminazione, risveglio o liberazione, sembrerebbe essere avvenuta in modo immediato ed inaspettato, senza uno sforzo alla fonte, per esempio la folgorazione di Paolo di Tarso sulla via di Damasco.