Sognare la “Morte”

Questa mattina presto ho sognato la morte… non tanto il momento della morte ma quello che avviene dopo. È stato un bel sogno, forse qualcosa di più nitido di un sogno, nel quale ho sperimentato delle sensazioni sottili molto definite. Tutto è iniziato con una sorta di domanda interiore, forse un’affermazione non fatta però di parole udibili. Interiormente mi sono detto: ora morirai, stai morendo e perdendo il contatto con questo corpo, lasciati andare. Mi sono sentito come se dalla testa si spalancasse un canale e da lì sono scivolato via come aspirato in un tunnel che dalla testa arrivava a livello di Sahashrara Chakra, uno scivolo mozzafiato che non rispettava la legge della gravità, come un’immensa montagna russa senza strutture e che non si sa dove porta.

Ricordo che appena iniziato il viaggio ero confuso su ciò che stava succedendo, poi è arrivata una sensazione di forte panico insieme a una grazia totalizzante che mi impediva di cedere alla paura come la intendiamo nel senso ordinario. Era come se convivessero il panico e la certezza che questi non potesse condizionarmi del tutto, provavo paura ma allo stesso tempo stavo vivendo appieno il momento e ho potuto dire interiormente a me stesso: questa è la morte e non devo assolutamente dormire o perdermi quello che sta succedendo… devo rimanere vigile e consapevole. A questo punto il vortice come se mi sfidasse si è fatto più intenso e mi sono dovuto sforzare molto per non perdermi nulla. Non è stato facile, come essere sdraiati su un cavallo impazzito essendo allo stesso tempo anche il cavallo. In questo frangente ho avuto dei vissuti molto forti che ho sentito come delle vibrazioni che ti scuotono dal di dentro, in cui mi è sembrato di percepire il mio essere composto di luce, nel senso di energia in movimento che vibra e viene intercettata dalla coscienza… o da un dato agglomerato di coscienza immerso in una coscienza globale più grande e onnicomprensiva.

Mi sono di colpo ritrovato sulle rive di una spiaggia senza tempo dominata da un’aurora dorata. Non come avviene nell’atmosfera terrestre quando viene colorata dal riverbero arancione del sole al tramonto, ma tutto il cielo era come giallo dorato, molto chiaro, diafano, e assieme a me camminavano verso l’acqua e i flutti del mare altre persone con un andatura fluida ma decisa, le braccia e le gambe sfumate nell’aria come lembi di lunghi lenzuoli, risoluti ma anche serafici e abbandonati. Ci immergevamo completamente nelle acque di questo oceano, come se si potesse respirare ugualmente sia fuori che dentro, come se non respirassimo affatto. Siamo entrati nei turbinii delle acque: silenzio… terrore e beatitudine, uno stato sospeso fatto di sensazioni non del tutto umane. Non ricordo con esattezza il susseguirsi degli eventi ma credo che sia stato qui che sono passato sopra alcuni esseri, che ho immaginato essere persone o forse animali, ma dei quali vedevo solamente un grande occhio percepito in maniera plenaria e molto da vicino. L’occhio era grandissimo e lo sorvolavo. Poi un altro occhio. Sono stati in totale due e mi sembrava mi venisse detto che dovevo scegliere se mi volessi incarnare in quella persona… era una scelta ma anche una responsabilità, non c’erano moltissime alternative. Qui ho avuto più paura e l’occhio stesso mi spaventava. Sono passato oltre il primo che si è come infuriato, risentito o qualcosa di simile.

Al secondo invece è stato tutto più confuso, ma credo di essere passato oltre anche a quello. Non lo ricordo con esattezza. Di colpo infine mi sono ritrovato in un’altra dimensione, più cupa… una stanza buia a ripensarci, che ricordava lo studio di un artista o forse più precisamente di un alchimista. C’era una donna che mi chiedeva con molta leggerezza: allora sei morto? Adesso cosa vuoi diventare? Forse in realtà tornerai da dove vieni. Lo diceva ridendo bonariamente. Era folle ma non cattiva, folle e divertita e io mi sentivo, nonostante la paura di sottofondo, che andava bene tutto. Solo allora ho iniziato a pregare, fino a quel momento ero stato meno lucido e meno cosciente e non avevo molto accesso a quello che potremmo chiamare libero arbitrio. Ricordo che ero molto piccolo, come se fossi uno dei suoi esperimenti e che anche questa donna obbediva nella sua follia a una volontà superiore.

Allora ho iniziato a pensare che si era trattato forse solo di una rappresentazione dell’esperienza di morte. Ho cominciato a capire che potevo rientrare nel corpo e a sentire uno stato di immobilità fisica che però lasciava lo spazio a delle sensazioni più sottili. Mi sentivo paralizzato ma gradualmente ho iniziato a muovere le dita e a respirare più intensamente. Avevo il battito alto e non volevo aprire gli occhi, un po’ speravo di svegliarmi da qualche altra parte ma mi sentivo abbastanza convinto che mi sarei ritrovato sul mio letto.

Ho aperto gli occhi e ho iniziato ad ascoltare i suoni nel silenzio dell’alba, incredulo ma con una sensazione di appagamento, con il respiro denso. Lentamente sono rientrato nello stato di coscienza ordinario e ho iniziato la giornata. È curioso che questo sogno sia coinciso con l’entrata del sole nel segno dello scorpione, segno strettamente collegato alla morte, questo 23 Ottobre 2025 verso le 5 del mattino. Purtroppo non ricordo tutti i dettagli ed è impossibile trasmettere la pienezza dell’esperienza. Ma sono rimasto molto colpito e provo una grande riconoscenza per aver potuto restare nel flusso di quello che stava succedendo e mi chiedo se il “Bardo” somigli in qualche modo a quello che ho provato. Mi ha fatto molto riflettere sul peso delle nostre preoccupazioni talvolta davvero effimere e insignificanti e ho affrontato alcuni avvenimenti della giornata con un coraggio semplice che non veniva da me. Spero tanto di affrontare il momento della morte con lucidità e felicità di esplorare i confini della coscienza oltre il corpo fisico e la coscienza ordinaria. “Nelle tue mani affido il mio spirito”. (Sal. 31,6)

Niccolò