Ricordo che quando ho iniziato a praticare Yoga (fin dalla prima lezione), mi sono sentito rinvigorito e nutrito a un livello molto profondo. Andando avanti, lezione dopo lezione, sono stato da subito attratto dallo stato perfetto di salute e lucidità mentale, dalla prestanza fisica che implicavano certe posture e dal raggiungimento dei più alti stati di tonicità, elasticità e prestanza muscolare. Ero molto affascinato dall’espansione del respiro e da quella sensazione di sentirsi finalmente e veramente vivi e capaci di disporre delle proprie potenzialità. Sentivo la coscienza espandersi, l’intelligenza più acuta, percepivo come i colori diventassero mano a mano più vivido. Sentivo come l’Hatha Yoga fosse una disciplina superiore, l’allenamento di base di un guerriero spirituale, e mi ci sono immerso. Ero molto giovane e piuttosto ingenuo e da questa prima porta d’ingresso nel mondo della consapevolezza ho iniziato di volta in volta ad aprirmi all’arrivo di un’altra forma di saggezza e conoscenza della realtà che si celava dietro l’ordinaria freneticità e compulsività dei miei meccanismi mentali ed emotivi.
Gradualmente ho scoperto che il vero allenamento del guerriero sarebbe iniziato più tardi, nell’esercizio del controllo mentale e nel tentativo di coltivare l’attitudine dell’osservatore interiore, nella ricerca di una stabilità emozionale. Gradualmente ho capito che le qualità di un guerriero si consolidano nello spirito, nel coraggio, “nell’intento inflessibile” e nello sforzo costante e perseverante all’auto miglioramento. La lotta di un guerriero sta nel non assecondare le tendenze invalidanti e farsi canale di amore e stabilità per gli altri e per le parti più fragili di noi stessi. È un processo lungo, all’apparenza eterno… e più che un compito da svolgere è uno stato interiore di costante e ardente aspirazione allo stato di coraggio e alle migliori qualità degli esseri umani, ipostasate negli Angeli o divinità (Deva)e in tutti gli esseri del mondo spirituale.
Sono sempre stato molto attratto dalla figura del guerriero perfetto, Rama, e dal suo fedele servitore Hanuman, grande eroe del poema epico Ramayana e generale dell’esercito delle scimmie, che per il suo incommensurabile amore e stato di devozione verso Rama (Dio) compie imprese eccezionali per salvare Sita (moglie di Rama), dalle dimore del demone Ravana che l’ha rapita con l’inganno. Sita rappresenta in questo poema l’anima umana, innamorata di Dio ma prigioniera del demone dell’egoismo umano multiforme e ingannatore.. apparentemente invincibile se non dalla follia dell’amore spirituale. Lo stato di vira, guerriero spirituale, richiede dei grandi sforzi. Ma solo gettando il cuore oltre l’ostacolo, compiendo quel salto nel vuoto, saremo in grado di creare una nuova realtà. Come Hanuman, dobbiamo imparare a volare oltre l’oceano delle nostre illusioni e volteggiare con grazia mentre affrontiamo ostacoli insormontabili, insinuarci nelle profondità del male che vorrebbe arrestare il nostro volo ed entrare nelle sue fauci per farlo scoppiare da dentro… dobbiamo portare sulle spalle le montagne per prenderci cura del nostro esercito e compiere imprese miracolose per liberare la nostra anima e riportarla a Dio. Il guerriero non si ferma davanti a nulla, vive la paura ma non lascia che questa lo paralizzi… questa è la teoria, ma nella pratica?
La prima cosa che possiamo fare è non dare retta alla mente e agli stati emotivi che cambiano di continuo orientando le nostre scelte e le nostre azioni. Se manterremo interiormente questa attitudine staremo davvero combattendo. Ci renderemo infatti conto con il tempo di come il nostro stato emotivo oscilli in base all’andamento delle giornate, del clima meteorologico, dell’influsso astrologico e del periodo dell’anno. Potremo sentirci deboli e senza speranze un giorno e quello dopo sorridere alla luce del sole ripensando all’assurdità dei pensieri che animavano quel nostro precedente stato d’animo negativo. Spesso ci sentiamo troppo deboli e crediamo: “non riuscirò mai a cambiare la mia condizione”. Ma anche se la vittoria non è vicina il nostro sforzo sarà sempre stato utile a qualcun altro, ad innalzare la vibrazione spirituale globale di fondo. Avremo aiutato ad andare in una certa direzione. In certi momenti lo sconforto è grande, sembra che proprio perché ci viene richiesto di lottare, saremo i primi a cadere, come se provassimo gusto a dimostrare a noi stessi e agli altri che in fondo non siamo degni di questo percorso, né siamo capaci di andare oltre la nostra natura, dimentichi di tutti i progressi fatti fino a quel momento. In queste circostanze mi ripeto che forse la via del guerriero non è di vincere a tutti i costi.. forse non sarò io a vincere. La stessa idea di vittoria forse è fuorviante, ma lo sforzo che sto compiendo in questo momento era quello necessario per l’evoluzione spirituale e per portare qualcosa alla comune emersione della coscienza spirituale globale, la rivelazione dello spirito a sé stesso attraverso di noi. Anche se cadrò sarò pronto a rialzarmi, anche se la testa mi parlerà di continuo, anche se la mente seguirà spesso i suoi solchi impolverati come un vecchio grammofono, dicendomi che non ce la posso fare, andrò avanti lo stesso.
La corsa gloriosa e senza esitazioni verso l’ignoto di una battaglia sempre nuova è forse l’essenza dell’attitudine del guerriero spirituale. È importante quindi che ci dedichiamo a una forma di autodisciplina, che diamo retta ai consigli di chi più saggio di noi ci vede dall’esterno (e in questo la presenza del Maestro è davvero una grande grazia). Proviamo a fare uno sforzo anche quando non ci va di farlo e vedremo il grado di soddisfazione e l’emersione di un nuovo stato di coscienza dalla melma delle nostre lamentele. Non evitiamo lo sforzo fisico, l’allenamento del guerriero e, appostati aspettiamo nel vuoto della presenza l’arrivo del prossimo pensiero. La forza del guerriero è in quell’immenso vuoto.
Niccolò