Fratellanza (IX)
Quando le persone si uniscono danno vita a qualcosa che vale molto più della somma delle sue componenti… si crea un’entità a sé che ci muove e ci nobilita essendo nutrita di spirito: “dove due o tre si riuniscono nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. (Mt 18,20)
Fratellanza (VIII)
La fratellanza è un sentimento molto profondo e puro a cui credo che la nostra anima aspiri fortemente, ma che anche molto velocemente rischiamo di dimenticare. Quando viviamo questa dimensione di solito ci sentiamo d’un tratto tirati fuori da noi stessi, e viviamo dei sentimenti di gioia e di unità profonda con gli altri che ci procurano un conforto grandissimo e ci fanno davvero sentire amati… sono momenti molto luminosi, di grazia, e quando li viviamo sentiamo profondamente un’amore segreto e forte per i nostri fratelli e le nostre sorelle, per le persone che abbiamo accanto e con cui a volte condividiamo un percorso di crescita spirituale. In particolare, mi colpisce un aspetto della fratellanza, cioè la sua natura polifonica, che è come un vissuto di armonia delle parti che spesso l’accompagna. A volte infatti viviamo insieme delle vere avventure… penso a certi momenti vissuti nella scuola, durante delle escursioni o delle giornate di lavoro insieme, magari anche faticose, e in quei momenti sentiamo che non siamo lì per caso, in maniera indifferente, ma è come se fossimo abbracciati dentro a un’armonia più forte che ci tiene lì uniti e come in un caleidoscopio riflette e espande le anime e le caratteristiche di tutti quelli che ne sono avvolti. Viviamo un’unità che ci trascende… e un’amore in cui fioriscono spontaneamente la bellezza e le differenze di sentire di ognuno. Sono dei momenti di comunione delle anime e mi fanno sempre pensare alla provvidenza, all’idea incredibile per cui esiste un ordine superiore costituito da queste infinite connessioni tra di noi, e dentro quest’ordine queste connessioni siano molto più solide di molte altre cose che ci sembrano reali e ci aiutano con una precisione estrema nel proseguire la nostra evoluzione dell’anima gli uni insieme agli altri.
Fratellanza (VII)
Al richiamo “Fratellanza” da una parte profonda, antica viene fuori uno slancio poetico, perché queste parole sono l’unica via per poter dire quello che risuona con questo sentimento elevante e elevato. Però mi sento in dovere di introdurle, di spiegarmi meglio e in libertà chiarire le intenzioni di questo articolo. In sostanza, si dovrebbe parlare di Fratellanza dicendo che è una Grazia.
Fratellanza (VI)
Se penso agli aspetti yang della fratellanza spirituale subito mi viene in mente la testuggine romana, quella particolare formazione dell’esercito in cui numerosi soldati si assemblano creando un unico corpo di battaglia. Penso a quel senso di lotta e unità in cui non c’è più un confine che separa gli uni dagli altri, ma un unico cuore, che supera i singoli cuori di ognuno. Il senso di fratellanza emerge e manifesta la sua potenza quando riusciamo ad indentificarci con quell’unico cuore… viceversa sparisce quando lo dimentichiamo. Quel cuore dunque esiste, non è solo un’idea astratta, ma se non ci entriamo in contatto, se non ci sintonizziamo, gradualmente la sua presenza sparisce dai nostri orizzonti e dal nostro senso di realtà lasciando spazio ad altro. Il cuore della fratellanza è un cuore caldo, luminoso, fedele, stabile e dedito al sacrificio di sé… è un cuore immortale, in quanto attraverso il proprio sacrificio in realtà non muore, ma si espande sempre più.
Fratellanza (V)
La ricerca di armonia e bellezza che ogni uomo ha dentro di sé è intessuta nella stessa trama col valore della fratellanza. Questo perché la fratellanza racchiude in sé molti concetti cardine dell’uomo, il primo fra tutti è l’umanità e cioè il senso di appartenere alla razza umana, di esserne membri e vivi partecipanti con la gioia di poter godere di pari diritti e di avere pari dignità.
Fratellanza (IV)
“Oh come è bello e gioioso stare insieme come fratelli. Come olio che scende sulla testa profumando tutto il volto, come olio che scende sulla barba profumando anche le vesti, come rugiada che scende dall’Ermon sui monti di Sion, là il Signor dà la benedizione e la vita per sempre. Gloria al Padre al Figlio allo Spirito ora e sempre in eterno.” (Sal 133, Canto della Ascensioni di Davide)
Evolvere attraverso l’ascolto dell’altro
Se penso alla capacità che ognuno di noi ha di soffermarsi per ascoltare il prossimo, mi viene subito in mente la frenesia, la noncuranza e il crescente individualismo che purtroppo ad oggi caratterizza gran parte delle persone che popolano questa terra. Viviamo infatti in un mondo in cui il rumore prevale sempre di più sul silenzio, in cui è fondamentale “dire la mia” e in cui le parole spesso superano l’importanza dell’ascolto, e in questo senso penso che l’ascesa dei social abbia solo messo in evidenza una tendenza umana latente. Eppure, per crescere davvero, è importante riconoscere l’importanza del dialogo e della capacità di restare in presenza e dare importanza a chi come ognuno di noi, vuole ritagliarsi un piccolo momento per potersi esprimere. Dobbiamo fare spazio: spazio dentro di noi per accogliere l’altro e per abbracciare le lezioni che ci arrivano, a volte senza essere esplicitamente espresse.
La donna spirituale oggi
Oggi, più che in ogni altro periodo storico, si rende necessaria una nuova definizione del concetto di femminilità. Sebbene il termine “definizione” sia poco appropriato ad introdurre l’argomento che intendiamo approfondire oggi è quello che suggerisce meglio l’idea di un’esigenza che nasce dal profondo dell’essere dalla maggior parte delle donne.
Umiltà
«La vanità ha così profonde radici nel cuore dell’uomo che un soldato, un servo di milizie, un cuoco, un facchino si vanta e pretende di avere i suoi ammiratori; e gli stessi filosofi ne vogliono. E coloro che scrivono contro la vanagloria aspirano al vanto di aver scritto bene; e coloro che li leggono, al vanto di averli letti; e io, che scrivo questo, nutro forse lo stesso desiderio; e coloro che mi leggeranno forsanche». (Pascal, Pensieri)
Stati di coscienza (I)
La coscienza è uno spazio, in cui realtà diverse, posso manifestarsi in maniera tangibile, a colui che ne diventa cosciente. In sintesi possiamo dire che la coscienza è ciò che permette ai nostri sensi (e non solo) di sperimentare la realtà. Perciò la realtà, come di solito la intendiamo attraverso la percezione dei nostri occhi, orecchie e di tutti gli altri organi dei sensi, è il frutto della nostra più o meno vasta coscienza, che è mutevole ed ha diversi gradi di sperimentazione. L’esperienza che viviamo attraverso le emozioni e i sentimenti dipendono essenzialmente dalla nostra capacità di coscientizzare il mondo esterno in un determinato modo piuttosto che in un altro. Per questo una determinata esperienza viene percepita in maniera diversa a seconda delle persone che la vivono.