Da tutta la vita mi è sempre piaciuto interpretare ruoli non scontati, percorrere strade che non fossero già tracciate, seguire il mio pensiero e il mio cuore senza troppi condizionamenti. Quando tutte le bambine della mia età imparavano a lavare i piatti io imparavo (grazie a mio padre) ad aggiustare trattori ed altri attrezzi agricoli e a guidarli, perennemente scalza e selvaggia, in totale sintonia con la natura.
Già da adolescente acquistavo libri sulla fitoterapia e sulle piante, convinta che in natura potessero trovarsi tutte le risposte ai problemi. Dopo il matrimonio (avevo 25 anni) il mio sguardo cadde su un libro della collana “Libri per la salute intitolato: YOGA – Come scoprire la serenità dentro sé stessi” a cura di Vanessa Bini. Mi innamorai delle posture e dei loro benefici e già immaginavo di riuscire a fare quanto descritto: piegamenti, posture inverse… ovvero una specie di ginnasta o di acrobata ma poi non ne feci nulla. Il destino, anni dopo, mi riportò sui passi dello Yoga quando Rosanna entrò in possesso di un volantino pubblicitario della scuola di Yoga “Libertà e Amore” e me ne parlò. Cominciò così la mia avventura yogica immaginando di realizzare quanto era già nei miei vecchi propositi e di realizzare una ginnastica posturale diversa. Non potevo prendere una cantonata più grossa. Quello che per me doveva diventare un lavoro da evoluzioni per esibizionisti in realtà mi portò molto più lontano. Mi portò a scavare dentro di me, a comprendere i miei limiti e ad accettarli o superarli. A vedere me stessa negli altri e a “sentire” negli altri le sensazioni di gioia o di dolore che sentivo io.
Allo stesso modo a sentire le medesime emozioni negli animali domestici (il mio cane e il mio gatto) attraverso lo sguardo anziché le parole e in quelli da cortile che non vedevo più come piatti succulenti, ma esseri viventi con emozioni proprie tanto da non preferire più un piatto di carne ad uno di verdure. E poi ho imparato a comprendere la natura, quella natura che ho sempre amato e ammirato, e a vedere nella bellezza di un albero, di un fiore, di una farfalla, di un’alba o di un tramonto la manifestazione divina e allora sgorga spontanea una preghiera di ringraziamento per gli innumerevoli doni che Lui, Dio, ci regala e provo una gioia incontenibile.
La Scuola di Yoga Satyasvara mi ha trasformato in una persona più riflessiva, introspettiva e più spirituale (per la santità c’è ancora da lavorare… scherzo naturalmente…). Nella preghiera ritrovo la connessione che tante volte non riesco a ristabilire con i miei simili, per ritrovare la serenità di cui la caotica vita quotidiana troppo spesso ci priva. Un punto di equilibrio. Ma nella scuola ho trovato anche quella che io chiamo “la mia famiglia yogica”. Una famiglia che ti accetta per quello che sei, che ti comprende e non ti giudica, dove puoi metterti a nudo senza vergogna con la convinzione di essere compresa e sostenuta.
All’inizio l’intransigenza del Maestro metteva a dura prova il mio orgoglio, ma poi ho compreso il grande sforzo che lui fa ed ha sempre fatto per farci comprendere la strada del bene e quella ancor più tortuosa verso la “liberazione” ed ho compreso anche quanto può essere duro e impegnativo per lui insegnarci a liberarci dai lacci della routine quotidiana e consumistica in cui siamo avvolti. Devo un immenso grazie quindi al nostro Maestro, alla scuola di Yoga e alle tante belle persone che lì ho incontrato e con tutti loro spero di condividere ancora un lungo cammino… a Dio piacendo! Grazie ancora!
Maria Antonietta