Fu, direi, in un lampo che giunsi, presto nella mia vita, alla conclusione che la vita umana non è completa con le sue attività osservabili e che esiste qualcosa al di sopra della percezione umana che controlla e dirige tutto ciò che è visibile. Posso dire con certezza che iniziai a percepire le realtà che si celano dietro ciò che chiamiamo vita sulla terra. L’inquietudine e l’ansia febbrile che caratterizzano l’esistenza ordinaria dell’uomo in questo luogo indicano un fine più elevato che egli dovrà raggiungere prima o poi. Quando l’uomo si lascia impigliare nell’egoismo, nell’avidità, nell’odio e nella lussuria, dimentica naturalmente ciò che si trova sotto la sua stessa pelle. Il materialismo e lo scetticismo dominano sovrani. Egli si irrita per sciocchezze e comincia a lottare e litigare; in breve, l’uomo diventa miserabile.
La professione medica mi fornì ampie prove delle grandi sofferenze di questo mondo. Fui benedetto da una nuova visione e prospettiva. Ero profondamente convinto che dovesse esistere un luogo — una dolce dimora di gloria primordiale, purezza e splendore divino — dove una sicurezza assoluta, una pace e felicità perfette potevano essere godute eternamente. Pertanto, in conformità con i dettami delle Scritture (Shruti), rinunciai al mondo — e sentii di appartenere da quel momento al mondo intero. Un percorso di severa autodisciplina e penitenza mi dotò di sufficiente forza per attraversare indenne le vicissitudini dei fenomeni del mondo. E iniziai a sentire quale grande bene avrebbe portato all’umanità se avessi potuto condividere questa nuova visione con tutti e ciascuno. Chiamai il mio strumento di lavoro “Divine Life Society”.
Parallelamente, gli sconvolgimenti dell’inizio del ventesimo secolo ebbero i loro effetti su tutte le menti più sensibili. Gli orrori del passato e le possibili guerre, e le sofferenze che ne conseguono, toccarono profondamente le menti delle persone. Non era difficile vedere che i dolori dell’umanità erano per lo più causati dalle sue stesse azioni. Risvegliare l’uomo dai suoi errori e dalle sue follie, spingerlo a correggere il suo comportamento affinché potesse utilizzare la vita per scopi più nobili, veniva sentito come il bisogno urgente di quel tempo. Come risposta a questo bisogno, vidi nascere la Missione della Vita Divina, con il compito di liberare l’uomo dalle forze della sua natura inferiore ed elevarlo alla consapevolezza della sua vera relazione con il Cosmo. È un lavoro di risveglio della coscienza religiosa, di portare l’uomo a prendere coscienza della sua essenza divina.
Non è attraverso semplici discussioni o argomentazioni che la religione può essere insegnata o compresa. Né bastano precetti o dottrine. È necessaria una specifica armonizzazione con il vasto ambiente circostante, la capacità di sentire ciò che è più profondo così come ciò che è più vasto. È richiesta una sincera simpatia verso tutta la creazione. La religione è vivere, non parlare o apparire. Sostengo che, qualunque sia la religione di una persona, qualunque sia il profeta che adora, la lingua, il paese, l’età o il sesso, si può essere religiosi se il vero significato del sacro termine “Tapas” — che indica essenzialmente qualsiasi forma di autocontrollo — viene praticato nella vita quotidiana, per quanto possibile, nelle condizioni e nell’ambiente in cui ci si trova. Sostengo che la vera religione è la religione del cuore. Il cuore deve essere purificato per primo. Verità, amore e purezza sono le basi della vera religione. Il controllo sulla natura inferiore, la conquista della mente, la coltivazione delle virtù, il servizio all’umanità, la benevolenza, la fratellanza e l’amicizia costituiscono i fondamenti della vera religione. Questi ideali sono inclusi nei principi della Divine Life Society. E cerco di insegnarli soprattutto con l’esempio, che considero pesare più di qualsiasi precetto.
Il pensatore moderno non ha né il tempo né la pazienza per praticare severe discipline ascetiche; molte di esse sono ormai persino relegate al livello di superstizione. Per offrire alla generazione attuale i benefici del vero Tapas, per rivelare loro il suo reale significato e convincerli del suo valore e della sua efficacia, elevo la torcia della vita divina: un sistema religioso adatto a tutti, praticabile sia dall’asceta sia da chi lavora in ufficio, comprensibile sia all’erudito sia al semplice, nelle sue diverse fasi e aspetti. È questa una religione che non è altro che ciò che essenziale per dare un significato autentico alle attività quotidiane dell’uomo. La bellezza della vita divina sta nella sua semplicità e nella sua applicabilità alla vita quotidiana dell’uomo comune. È irrilevante che uno vada in chiesa, in moschea o al tempio per offrire le sue preghiere, poiché tutte le preghiere sincere sono ascoltate dal Divino.
Il ricercatore medio della Verità è molto spesso ingannato dai capricci della mente. Chi intraprende il cammino spirituale rimane disorientato prima di giungere alla meta ed è tentato di fermarsi a metà strada. I pericoli sono molti, ma chi persevera con costanza raggiunge con sicurezza lo scopo della vita: universalità dell’essere, conoscenza e gioia. Ho sempre sottolineato nei miei scritti l’importanza del disciplinare la turbolenza dei sensi, della conquista della mente, della purificazione del cuore e del raggiungimento della pace interiore e della forza, adatte ai diversi stadi dell’evoluzione.
Ho compreso che il primo dovere dell’uomo è imparare a dare: dare con generosità, dare con amore e senza aspettarsi nulla in cambio. Non si perde nulla donando; al contrario, si riceve mille volte tanto. La vera carità non è semplicemente l’atto di offrire beni materiali, poiché è incompleta senza carità di disposizione, di sentimento e di comprensione e conoscenza. La carità è sacrificio di sé ai diversi livelli dell’essere. La carità, nel suo senso più alto, la intendo come equivalente allo Jnana Yajna, sacrificio della saggezza. Allo stesso modo, considero che la bontà nell’essere e nell’agire costituiscano il fondamento ultimo della vita. Per bontà intendo la capacità di sentire con gli altri e di vivere e sentire come gli altri, mettersi nella posizione di agire in modo che le nostre azioni non siano nocive per nessuno. La bontà è il volto della divinità. Penso che essere buoni realmente, nelle regioni più intime del proprio cuore, non sia facile, per quanto possa apparire semplice come insegnamento. È una delle cose più difficili sulla terra, se soltanto uno fosse onesto con sé stesso.
Per me non esiste il mondo fisico. Tutto ciò che vedo lo vedo come una gloriosa manifestazione dell’Onnipotente. Gioisco quando contemplo il Purusha dalle mille teste, dai mille occhi e dai mille piedi, il Sahasrarasirsha Purusha. Quando servo le persone, non vedo individui separati, ma Colui di cui esse costituiscono le membra. Imparo a essere umile davanti al potente Essere il cui respiro noi respiriamo e la cui gioia noi godiamo. Non penso che vi sia altro da insegnare o da apprendere. Ecco la crema della religione, la quintessenza della filosofia di cui chiunque ha realmente bisogno. La filosofia che sostengo non è né una sognante, soggettiva dottrina dell’illusione negatrice del mondo, né una becera teoria di affermazione del mondo e di un umanesimo dominato dai sensi. È il fatto stesso della divinità dell’universo, dell’immortalità dell’anima dell’uomo e dell’unità della creazione con l’Assoluto, che considero l’unica dottrina veramente degna di attenzione. Poiché l’unico Brahman, onnipervadente, appare come il molteplice universo in tutti i piani della sua manifestazione, l’aspirante deve rendere omaggio alle manifestazioni più umili prima di accedere a quelle superiori.
Buona salute, comprensione brillante, conoscenza profonda, una pura e potente volontà e integrità morale sono tutte parti necessarie nel processo di realizzazione dell’ideale di umanità come un tutto. Adattarsi, adeguarsi e accomodarsi, vedere il bene in ogni cosa, portare a un uso efficace tutti i principi della natura nel processo evolutivo verso la Realizzazione del Sé, lungo il cammino di un’integrazione armoniosa delle facoltà e delle capacità umane — sono alcuni dei principali fattori che concorrono a edificare una filosofia della vita. Per me, la filosofia non è semplicemente amore della saggezza, ma il possederla nei fatti. In tutti i miei scritti ho fornito metodi per superare e padroneggiare gli strati fisico, intellettuale, mentale e vitale della coscienza, al fine di poter procedere nella Sadhana (pratica spirituale) per il perfezionamento del Sé.
Vedere Dio in ogni essere o forma, sentirLo ovunque, in ogni tempo e in ogni condizione di vita, vedere, sentire, gustare e percepire ogni cosa come Dio è il mio credo. Vivere in Dio, fondersi in Dio e dissolversi in Dio è il mio credo. Dimorando in questa unione, utilizzare le mani, la mente, i sensi e il corpo al servizio dell’umanità, cantare i Nomi del Signore, elevare i devoti, dare istruzioni agli aspiranti sinceri e disseminare la conoscenza in tutto il mondo — questo è il mio credo, se così lo si può chiamare. Essere un amico cosmico e un benefattore cosmico, un amico del povero e degli abbandonati: questo è il mio credo. È mio credo sacro servire i malati, accudirli con affetto, simpatia e amore, incoraggiare i depressi, infondere gioia e forza in tutti, sentirsi Uno con tutti e ciascuno e trattare tutti con sguardo equanime. Nel mio credo supremo non esistono differenze. Amo vivere, muovermi e occupare con il mio essere questo regno ineffabile.
Il primo passo è il più difficile, ma una volta compiuto tutto diventa più semplice. Servono coraggio e pazienza. L’ignoranza del proprio dovere genera paura. È necessaria una vera educazione, più profonda di quella attuale, capace di toccare l’essenza dell’uomo. Il successo è difficile senza aiuto reciproco. Mente e cuore devono procedere insieme, e l’ideale e il reale devono essere strettamente interconnessi. Lavorare con questa consapevolezza è Karma Yoga. Il Signore ha insegnato questa verità nella Bhagavad Gita. Prego che questo ideale supremo si realizzi nella vita quotidiana di ogni individuo. Prego che il paradiso si manifesti sulla terra. Non è solo un desiderio: è una possibilità e un fatto che non può essere negato. E deve essere realizzato affinché la vita pervenga al suo vero significato.
Swami Sivananda