Il Vira o guerriero spirituale è un archetipo energetico, psicologico e comportamentale presente in moltissime religioni, filosofie e culture anche apparentemente molto diverse tra loro (Buddhismo, cristianesimo, induismo, sciamanesimo, bushido, etc). Esso viene declinato in modi significativamente diversi, oscillando tra il conflitto interiore, il dovere etico, la giustificazione della lotta per una nobile causa, il sacrificio di sé.
Nella cristianità l’archetipo si manifesta nella figura del santo e del martire. Nella Bibbia l’enfasi è posta sul “combattimento spirituale” contro le forze del male di Satana, la lotta al peccato, la resistenza strenua ed eroica contro le tentazioni che cercano di sviare il servo di Dio dalla retta via. Esso non combatte con la propria forza, egli si rende manifesto canale della Grazia Divina, con fede ferma nella volontà del Padre e con l’umiltà e la compassione come punti fermi in questo percorso tortuoso. San Paolo apostolo nella sua lettera agli Efesini parla in maniera aperta del guerriero spirituale, della sua lotta e di ciò che gli occorre nel suo percorso descrivendo queste “virtù” come pezzi di un’armatura. Egli dice: “Fratelli rafforzatevi nel Signore e nel vigore della sua potenza. Indossate l’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo”.
La prima virtù è la cintura della veritá ovvero la consapevolezza, in quanto non può nascere un guerriero senza la presa di consapevolezza della propria ombra. “La battaglia non è in carne e sangue, ma contro gli abitatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano le regioni celesti (le tendenze negative ed animalesche radicate nella nostra essenza)”.
La seconda è la corazza della giustizia che rappresenta la protezione del cuore, inteso come Sé divino, attraverso l’integrità morale e la rettitudine. In altre parole rappresenta la sicurezza di sentirsi amati vivendo in conformità alla volontà di Dio; ed è proprio il sentire questo infinito amore che risveglia nell’eroe la determinazione ed il radicamento nella lotta contro l’oblio e la tenebra spirituale. I calzari del vangelo della pace sono il terzo elemento e rappresentano (in senso strettamente biblico) la proclamazione della parola di Dio. In senso più ampio essi sono la fermezza e l’austerità nel diffondere gli insegnamenti di Gesù; non solo con la parola ma con l’azione. Ciò sarà per il guerriero cristiano ciò che più si avvicina ad una marcia salda e sicura, in grado di coprire qualsiasi distanza.
Segue lo scudo della fede, capace di resistere a tutto ciò che può deviare il guerriero dalla sua lotta interiore; che sia la sofferenza, l’indolenza, il dubbio o qualsiasi altro ostacolo, finché il guerriero spirituale crederà fermamente nella sua ricompensa finale egli sarà protetto. La fede è definita in Ebrei 11:1 come: “certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono”. In termini pratici la fede è ciò che più si avvicina alla focalizzazione dell’obiettivo.
Restano l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito. La Salvezza biblica può essere tradotta in altri termini come la fioritura interiore del Sé, il Risveglio, é il dono gratuito di Dio che libera l’uomo dalla morte spirituale. Ed è proprio la ferma certezza in questa liberazione a difenderci dal dubbio, dall’ inganno e dalle manipolazioni della mente egoica. È strettamente legato allo scudo come simbologia, tuttavia non è un caso che la fede e la salvezza siano due forze diverse in quanto la fede (lo scudo) deve essere indirizzata con forza per essere efficace; essa è una difesa attiva. L’elmo (la salvezza) ci è donato e concesso da Dio e pertanto rappresenta una forma di difesa passiva.
Infine la spada dello Spirito rappresenta l’unica arma utilizzabile dal guerriero come forma di difesa. Essa simboleggia la preghiera costante ed incessante che connette l’uomo materiale con lo Spirito Divino . Infatti la preghiera è l’unica arma del guerriero spirituale; poiché se è vero che una fede ferma permette di non vacillare nei momenti di sconforto, la preghiera è il mezzo attraverso il quale il guerriero apre il suo cuore all’ essenza Divina ed accoglie in se lo Spirito e l’Amore Infinito. Attraverso di essa il cuore si scalda, l’anima si ristora, la Luce si espande, la volontà si schiarisce e gli spiriti del male (le tendenze negative, i nostri difetti, le nostre incertezze) che albergano nel nostro cuore si dissipano. “Pregate in ogni tempo, per mezzo dello spirito con ogni preghiera o supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza”.
Concludo questo articolo con una mia piccola riflessione. So per mia esperienza personale che nel cristianesimo ci sono molti punti “dogmatici spigolosi”; tuttavia credo sia necessario iniziare a porsi in maniera più aperta e riflessiva verso questi aspetti, non limitandosi ad un significato letterale, ma cercando una prospettiva più ampia. L’aspetto più sorprendente è che nel voler approfondire questi versetti ho scoperto quanti punti ci siano in comune tra il cristianesimo ed altre religioni, in particolare con lo Yoga. Alla fine, in qualsiasi modo si voglia descrivere il percorso, possiamo dire che le vie sono diverse, ma la meta è sempre una. Buon viaggio.
Marco