Amare la mia parte femminile, YIN (I)

Scrivere questo articolo per me, vuol dire attingere ad un aspetto molto doloroso e complesso di una mia parte molto intima. Molto sinceramente ammetto di avere avuto circa un mese per poterlo scrivere, ma mi ritrovo adesso a ritagliare un angolo di tempo per confrontarmi con questo nodo, che già solo a digitare i tasti del computer mi sta venendo da piangere.

Per tutto il tempo mi sono raccontata che avevo poco tempo per farlo, avevo molte cose da risolvere prima, ma sinceramente.. tutte le mie resistenze erano dovute al dolore che deriva nel dover affrontare questo argomento, nella vergogna di dover aprire certi pensieri e stati d’animo che preferirei non ascoltare e mostrare, e nella fatica che costa ogni volta scendere così in profondità su certi aspetti ormai radicati che fanno male. Tante voci, tante emozioni tutte insieme si muovono dentro come un vortice e non so come esprimerle, loro si muovono dentro di me e io resto muta e inerte perché sento come di non avere la giusta chiave di lettura per poterle interpretare e raccontare.

Però adesso Dio mi ha dato questa opportunità, tramite il mio Maestro che mi ha chiesto di aprirmi a questo argomento, e con un grande batticuore, e un po’ di mal di pancia, cercherò di aprirmi, mostrando una delle delicatezze più grandi che ho, e sperando con tutto il cuore di saper esprimere tutto questo e di riuscire a sanare con l’aiuto del vostro affetto una battaglia costante che sento di avere da quando ho memoria. Essenzialmente non saprei mai dire di essere donna, o uomo. Sì, certo il mio corpo è quello di una donna, ma dentro.. chi c’è dentro di me? Ecco piango.. le lacrime scendono ogni volta che mi pongo questa domanda, e divento così fragile e impaurita che quasi torno alla mia infanzia in cui ricordo che pregavo Dio in lacrime e chiedevo: ma perché non mi hai fatto nascere uomo.. tutto sarebbe stato più facile. Ho sempre vissuto interiormente una profonda dualità su molti aspetti della mia vita e della mia personalità, ma la cosa che più di tutte ha segnato il mio sentirmi un po’ sballottata di qua e di là (e tutt’ora lo segna profondamente) è il non capire essenzialmente quale principio di forza realmente esista in me, o meglio il non capire come far comunicare questi due aspetti: femminile e maschile, così indissolubilmente legati, ma che purtroppo a me appaiono così opposti e quasi incompatibili.

Grazie all’incontro con il mio amato Maestro verso cui sarò sempre grata per tutto ciò che mi insegna ogni giorno e mi aiuta a capire, ho cominciato a prendere coscienza che in ognuno di noi esistono queste due polarità: una femminile di tipo yin, legata alle energie lunari più inerziali e allo stesso tempo più dolci, ricettive ed amorevoli, e un’altra di tipo yang, maschile, che risuona con le energie solari più attive, dinamiche, forti e coraggiose. Questa cosa, può suonare strana, ma appena cominciai ad apprenderla, in un certo senso avvertii che forse avevo trovato uno spiraglio, una specie di respiro che mi poteva aiutare ad abbandonare l’idea di “non essere normale”. E che quindi il fatto che percepissi l’esistenza di due identità dentro di me, potesse essere spiegato da questo principio. Gradualmente il Maestro mi ha aiutato in questi ultimi anni a connettermi con la mia parte femminile, a comprenderla, anzi meglio.. proprio a conoscerla, perché negli anni precedenti al mio incontro con la scuola, avevo accettato l’idea di respingerla e sotterrarla in un angolino, perché era più facile.

Sostanzialmente per risolvere il problema di non capirmi sotto questo aspetto, avevo rinunciato al mio aspetto femminile, perché tra i due è quello che mi riesce meno di accettare e accogliere, e tutt’ora lo è: tendenzialmente non accetto di essere donna, perché non accetto l’idea che mi sono fatta secondo la quale essere donna vuol dire essere debole, fragile, frivola. Non accetto l’ipotesi di mostrare la mia femminilità, di viverla ed esprimerla perché non posso accettare di poter essere presa in giro, di non avere la forza per portare avanti questa vita, e di sostenere le difficoltà. Perché per me tutto questo è accessibile solo esprimendomi come uomo, come energia maschile che entra in guerra, non si lascia scalfire e combatte fino a dare la vita.

Ma è vero tutto questo? Una volta al mio Maestro scrissi: “Maestro, per essere donna, devo per forza fare le moine, i sorrisini e tutto il resto? Perché io ci ho provato.. però non lo so.. non mi risuona proprio ed ecco perché su questa cosa oscillo molto. Forse sto cercando di essere l’immagine di qualcosa che si avvicini a un concetto di donna, che neanche so quale sia veramente, però non sono io, cioè non mi appartiene. Non sarò mai una donna tutta gne gne”. Mi arrivò una risposta semplice ed illuminante: “Secondo me hai idee preconcette sia sulla donna che sull’uomo.. che ti impediscono di essere te stessa.. il problema è che etichetti i comportamenti.. e ti forzi di adeguartici.. Devi amare il tuo essere donna per come lo sei.. e non sai neanche quale è il tuo essere uomo.. sono solo stereotipi.. sii ti stessa.. senza esagerare.. senza mascherare.. in armonia”.

Può sembrare banale ma questa risposta, mi ha aperto un mondo, un mondo che con non poche difficoltà sto cercando di scoprire. Sto cercando di dare la possibilità alla donna che è in me di esprimersi, anche se ne ho profondamente paura. Infatti in questo percorso in cui sto cercando di far comunicare entrambe le parti, vedo che al primo segnale di dolore o di fragilità l’istinto è purtroppo quello di recitare la parte dell’uomo mettendo a tacere la donna, come se la donna in sé sia a camera stagna nella sua sola energia yin e, che per avere quel coraggio e quella forza dovessi applicare lo stereotipo puramente e solamente maschile. Ma come dice il Maestro, mi illudo di richiamare quello che penso possa essere un uomo.. ma chi mi dice che sia così? è vero.. sono solo meccanismi di difesa che ho innescato da quando sono piccola costruendomi falsi cliché su cosa sia la donna e cosa sia l’uomo e così facendo ho preso entrambi gli aspetti che ognuno di noi ha, e li ho voluti dividere in modo così netto da creare dentro di me come due personalità distinte che richiamo all’occorrenza.

Purtroppo però finora ho creduto che l’occorrenza rendesse necessario il vivermi quasi sempre come uomo e questa cosa mi ha creato un senso di scissione permanente che davvero a volte mi ha fatto impazzire. Ma chi è che vuole soffrire? E io credevo che se avessi negato alla donna che è in me di manifestarsi, avrei smesso di soffrire. Quanta illusione. E allora gradualmente ho cercato di lasciare andare tutte queste congetture e mentalizzazioni, e con abbandono ho cominciato ad esprimere quello che sento dentro. Piano piano, con tanta delicatezza è cominciato ad uscire fuori qualcosa di pieno, di dolce.. e complesso, ma di una complessità affascinante che per natura non avrebbe bisogno di etichette e di categorie, esisterebbe nella gioia di essere tale, come un universo unico che si manifesta costantemente nel suo alternarsi di energie e sentimenti. L’ho amato. E solo in completo abbandono mi fondo con il mio femminile e il mio maschile insieme, senza pormi il problema di chi prevalga sull’altro e nel sentire comprendo che tutto può coesistere, e mescolarsi in una fluidità che si mescola con Dio, che non deve essere spiegata ma solo vissuta.

Allora amo il cuore che si apre e ama profondamente tutto quello che lo circonda, amo questa capacità che sento di integrarmi completamente con tutto, con una sensazione di costante calore profondo sul petto che mi lascia guardare con dolcezza ad ogni cosa. Amo vedere i miei occhi illuminati da un amore immenso, senza limiti, gioioso e leggero. Amo il prendermi cura di chi ho vicino come fossi una mamma, amo la premura e la delicatezza, i gesti dolci e armoniosi, i profumi, i colori tenui, la voce sottile, i sorrisi, le carezze e gli abbracci. Amo piangere e consolare insieme, amo il vivere ascoltando solo il cuore, abbandonando il mentale e seguendo il sentire, amo quello che la natura riesce a dirmi quando mi metto in ascolto, perché senza condizionamenti accetto di amare la trascendenza, l’invisibile, l’amore stesso e la divinità che si manifesta in ogni cosa. Amo accettare di essere così, di non dover essere razionale, di non dovere avere le prove di tutto e di non dover adattarmi a quello “che è meglio fare” solo per essere accettata. Perché l’amore che il mio femminile riesce ad esprimere è così commovente e avvolgente, che riesce a consolarmi in un abbraccio infinito, molto più profondo di qualsiasi abbraccio umano. In tutto questo sparisce la vergogna, sparisce la paura.. prevale l’amore e l’immensità che credo solo l’energia femminile sia in grado di manifestare. Quando mi lascio andare a tutto questo, mi viene sempre in mente questo verso “e il naufragar mi è dolce in questo mare”.. e il cuore piange di una gioia profonda perché lascia spazio a ciò che sono, cioè alla mia anima, e sento Dio che mi parla e mi ama.

Sento la capacità del femminile di andare oltre tutto ciò che è tangibile con saggezza e fede, di creare la bellezza in ogni circostanza, di armonizzare gli spigoli e le ottusità interiori, di perdonare e di mettere sempre morbidezza sopra ogni asperità. Ma la cosa che veramente più amo è la capacità innata dell’energia femminile di mettersi al servizio dell’altro, ma soprattutto al servizio di Dio in completo abbandono e in forza creatrice. Allora quando tutto questo si palesa dentro di me.. ogni dubbio e paura non hanno senso, perché tutto è.. e basta. Va, col tempo, solo creato un punto di equilibrio e di comprensione interiore. Con pazienza e fiducia nel mio amato Maestro che mi sta aiutando veramente tanto anche in questo, so che pian piano lascerò la vergogna di amare il mio femminile accogliendolo e integrandolo con il mio maschile, e so che solo allora con questa vera completezza potrò fare un passo ulteriore verso il Padre mio che con amore mi sta aspettando. Vi amo.

Insegnante Yoga Vincenza