Vira.. il guerriero spirituale (III)

Quando sentiamo parlare di “eroi” probabilmente ci verranno alla mente storie di super-uomini, esseri dalle personalità affascinanti che compiono imprese straordinarie, gloriose, spesso guerresche. Le caratteristiche di questi personaggi sono senza dubbio manifestazioni di una sviluppata energia Yang, essenziale per chi voglia perseguire un percorso evolutivo: senza sforzo e aspirazione è impossibile sperare di progredire, e questo vale tanto per gli scopi spirituali che per quelli mondani. Parafrasando un detto yogico, un criminale che ha il coraggio di mettere a repentaglio la propria vita è più vicino al progresso evolutivo della propria anima piuttosto che un pauroso…

Al giorno d’oggi la “forza” sembra un valore ormai dimenticato. Ovviamente, come spesso apprendiamo dalle vite degli eroi di cui sopra, sia reali che mitici, le qualità Yang vengono spesso utilizzate in maniera inconsapevole, per soddisfare la propria sete di potere e vanagloria, e quando non controllate possono esacerbare comportamenti aggressivi e di sopraffazione. Ciononostante la determinazione, la perseveranza, il coraggio, la forza di volontà… questo fuoco interiore è una caratteristica essenziale da coltivare, grazie alla quale l’uomo può elevarsi al di sopra dei propri istinti primordiali. Alle volte, in macchina col Maestro, ascoltiamo un audio sull’esicasmo in cui c’è una frase che mi colpisce sempre: parlando dei monaci-eremiti del Monte Athos, questi vengono definiti come “gli autentici eredi degli eroi che un tempo abitavano questa terra (la Grecia)”. E, poco più avanti, quando viene chiesto ad un anziano monaco quale sia l’impresa più difficile in assoluto, egli risponde: “Non c’è nulla di più difficile della preghiera”.

Mi viene subito da pensare a quanto sia difficile mantenere la propria mente in completo silenzio e quiete per qualche minuto, anzi per pochi secondi! Per quanto grandiose possano apparire le imprese esteriori, il combattimento più duro è quello che si svolge nella propria interiorità quando si aspira a superare le proprie tendenze inferiori invece di dar loro libero sfogo, quando ci si impegna sinceramente per la liberazione dai propri automatismi psichici ed emotivi dei quali siamo in balia come marionette, quando si lavora alla purificazione del proprio cuore per lasciare emergere il proprio vero Sé, la nostra natura divina nascosta sotto l’abito brutto di questo falso “io” al quale siamo però così morbosamente attaccati. Le forze contrarie, sia interne che esterne sono davvero fortissime, un intero mondo spinge per agire in senso inverso e la tentazione di mollare tutto a volte può apparire invincibilmente seducente.

Di fronte agli inarrivabili esempi di vita di alcuni santi davvero eroici, la debolezza e la grettezza insite nell’essere umano possono demoralizzarci. Fino a qualche tempo fa l’idea di riuscire a compiere la liberazione in questa vita mi pareva irraggiungibile, dato la mia fragilità e le continue cadute. E sinceramente ancora adesso, a scriverne, una voce mi dice: “ma dove vuoi andare, nel tuo stato attuale?” A distanza di pochi giorni, però, mi è arrivato lo stesso messaggio sia dal Maestro in uno dei suoi discorsi, sia ascoltando un audiolibro del Dalai Lama, ovvero che questo senso di inadeguatezza è un altro dei sottili inganni del nostro ego. L’illuminazione è alla portata di tutti, e facendo del nostro meglio ci avviciniamo sempre di più ad essa. Non credere in questo, ci allontana dalla sua realizzazione. È attraverso la retta condotta nella nostra vita quotidiana che possiamo sviluppare la forza di volontà, un esempio è cercare di attenersi fedelmente ai precetti di Patanjali, Yama e Nyama, che sono alla base delle sue otto tappe nel percorso dello Yoga. Spesso gli aspiranti spirituali pretendono di volare in grandiose altezze metafisiche quando non danno la minima importanza alla disciplina del proprio carattere e delle proprie abitudini. Invece è proprio questa autodisciplina personale che permette di purificarsi, rafforzarsi, e disidentificarsi dalle proprie pulsioni automatiche ed animalesche.

Pensiamo solo a quanto sia difficile rispettare “Satya…” la verità, o “Santosha…” l’accontentarsi. Per non parlare di Brahmacharya, il controllo delle proprie energie. Quanta forza di volontà ci occorre per applicare questi insegnamenti e quanto è comodo e facile giustificarci quando li disattendiamo… Ultimamente sto molto ragionando proprio su questo: è essenziale portare l’attitudine di “Vira…” del guerriero spirituale, nelle piccole cose della vita quotidiana, che come possiamo ben vedere poi tanto piccole non sono. Sforzarsi quindi di mantenere un’attitudine interiore verticale mentre lavoriamo, mentre guidiamo, mentre spazziamo, mentre conversiamo con i nostri familiari. Richiede molta forza e concentrazione continua, in altre parole è come dover avere sempre l’idea di Dio al primo posto altrimenti in un attimo ci distraiamo e veniamo trascinati dai pensieri compulsivi e dalle emozioni incontrollate. È inutile, è “assolutamente inutile sognare” di raggiungere grandi realizzazioni spirituali se nella vita di tutti giorni siamo come fuscelli trascinati dalle onde di un fiume. Al contrario, quando manteniamo la padronanza di noi stessi, o quantomeno facciamo del nostro meglio, prepariamo il nostro intero essere all’incontro con stati di coscienza più elevati ed energie più raffinate.

Vorrei però sottolineare un altro aspetto, ovvero che è un grande errore rifiutare violentemente le nostre parti basse e grossolane, le nostre debolezze. In un certo senso, è molto più facile per noi reprimerle e negarle, non ci piacciono, non ci riconosciamo in esse e sopratutto non vorremmo mai che gli altri ci vedessero in quello stato pietoso… quanta vanità e attaccamento alla propria immagine c’è in questo. Ci vuole davvero tanta forza, invece, per riconoscere la nostra piccolezza, accoglierla, e amarla così com’è. Non per crogiolarsi nei nostri comportamenti infimi e giustificarli, ma invece proprio per poter aiutare queste parti grossolane a evolvere. Fin quando siamo separati dentro di noi, come potremo mai essere uno con l’Assoluto? Riconoscere questi elementi, per quanto sia doloroso, è un passo essenziale nel processo di guarigione della nostra anima, l’accettazione benevola di queste parti va di pari passo con la loro educazione, come farebbe una madre saggia col proprio figlio. Compiendo del nostro meglio nella vita quotidiana e progredendo attraverso lo sforzo spirituale, auguro a tutti gli esseri di raggiungere la liberazione, con la Grazia di Dio. Amen.

Davide