Sri Nisargadatta Maharaj

NOTE BIOGRAFICHE Sri Nisargadatta Maharaj nasce fisicamente nel mese di Marzo del 1897 con il nome di Maruti. Sposato con quattro figli, si mantiene facendo il commerciante nella città di Bombay. A trentaquattro anni incontra il suo Guru Sri Siddharameshwar Maharaj, che gli dice: “Tu sei il supremo, Tu sei la Realtà Ultima”. Meditando su ciò, Maruti, prima diventa una cosa sola con la coscienza, poi trascende la coscienza e si insedia permanentemente nell’Assoluto, raggiunge in due anni lo stato di liberazione ultima e prende il nome di Sri Nisargadatta Maharaj (da Nisarga: spontanea, innata, e Datta: presenza).

Milarepa

Il nome Milarepa è formato dal patronimico Mila e da Repa, che significa Buona Novella; figlio di Mila-Trofeo-di-Saggezza e di Bianca-Ghirlanda, e fratello di Peta-Protettrice-Fortunata, di famiglia ricca e rispettata. Sul letto di morte, il padre mise sotto tutela il proprio patrimonio in favore dei parenti, con l’accordo che Milarepa ne sarebbe rientrato in possesso in età matura; allora Milarepa aveva circa 7 anni. All’età di 15 anni, e pronto per le nozze, con a fianco la madre, la sorella, lo zio materno e i testimoni del testamento, chiese agli zii la restituzione del patrimonio, ma questi, forti della numerosa progenie, con la menzogna negarono ogni addebito, schiaffeggiarono la madre di Milarepa e li scacciarono dalla casa gettandoli in strada.

Sri Ramana Maharshi

Sri Ramana Maharshi nacque il 30 Dicembre 1879. In quel giorno ricorreva la festività in onore di Shiva Nataraja (Shiva danzante), il suo nome natale era Venkataraman. All’età di 17 anni, con un’esperienza eccezionale, conseguì l’illuminazione; fece l’esperienza della morte fisica rimanendo pienamente consapevole e cosciente. Ecco come lui stesso descrive tale esperienza: “È stato improvviso, sedevo solo in una stanza al primo piano della casa di mio zio. Raramente avevo avuto qualche malattia e quel giorno non vi era nulla di strano nella mia salute, ma di colpo sono stato colto da una violenta paura della morte.

Ma Anandamoyi

MA ANANDAMOYI nacque il 30 aprile del 1896, un’ora e dodici minuti prima del sorgere del sole a Kheora, in India. Durante tutto il periodo del travaglio e del parto la madre non sentì alcun dolore. La bambina nacque senza piangere, si diceva infatti che ella non avesse mai pianto, se non di felicità. Per questo era conosciuta con il nome di MA ANANADA: colei che è piena di beatitudine, più tardi i suoi discepoli la chiameranno semplicemente MA: MADRE. I suoi genitori erano adoratori ferventi di VISHNU e le diedero il nome di Nirmala Sundari Devi (Bellezza immacolata). Per tutta la fanciullezza Nirmala si prese cura dei suoi fratelli più piccoli e per questo dedicò poco tempo agli studi: solo due anni alla scuola elementare.

Sri Aurobindo

«Ciò che colpiva in modo particolare coloro che incontravano Sri Aurobindo, non era tanto la sorprendente luce dei suoi occhi… ma quell’immobile immensità che si afferrava, così compatta, così densa, come se si penetrasse in un infinito tangibile» (Satprem)

Sri Aurobindo nacque a Calcutta il 15 Agosto del 1872. Poiché la madre si ammalò, a soli 5 anni entrò in un collegio inglese insieme ai suoi tre fratelli per volontà del padre, medico affermato che, dopo aver conseguito gli studi Inghilterra, ne tornò fortemente anglicizzato e con l’idea che i suoi figli non avrebbero mai dovuto essere “contaminati dal misticismo fumoso e retrogrado” che aveva, secondo lui, portato l’India alla rovina.

Abhinavagupta

“Nella casa divina del corpo, v’adoro, mio Dio e mia Dea, giorno e notte! V’adoro lavando di continuo il fondamento terrestre con gli spruzzi dell’essenza del mio stupirsi! V’adoro con gli spontanei fiori spirituali che esalano innato profumo! V’adoro con la preziosa urna del cuore, colma d’ambrosia, beatifica, giorno e notte”! (Abhinavagupta)

Abhinavagupta, eminente filosofo, esteta e santo fu uno dei più importantiAcharya (Maestri) del Monismo Shivaita. Della sua vita, dedita allo studio e all’insegnamento, poco sappiamo se non quanto egli stesso dice in alcune sue opere come il Tantraloka e il Paratrimshika Vivarana. Visse in Kashmir nell’XI sec., un suo avo era un famoso Bramino, grande maestro Shivaita e discepolo di Kanauj, invitato in Kashmir da re Lalitaditya.